Trapani, operaio edile disoccupato si suicida! "Se non lavoro non ho dignità. Adesso mi tolgo dallo stato di disoccupazione".

Il biglietto d’addio di Giuseppe

Una corda intorno al collo in nome dell’articolo 1 della Costituzione. Un biglietto disperato. Infilato tra le pagine della Costituzione della Repubblica Italiana. Su quel pezzo di carta, ha scritto con cura l’elenco dei morti di disoccupazione degli ultimi due anni: se li è appuntati uno a uno, copiandoli dalle cronache dei giornali. L’ultimo nome in fondo alla lista è il suo; poche ore dopo eccolo appuntato sul verbale dei carabinieri che lo trovano impiccato a una trave sotto casa. Giuseppe Burgarella. A fianco, vergate di suo pugno, due frasi secche. "Se non lavoro non ho dignità. Adesso mi tolgo dallo stato di disoccupazione". Si era speso nel sindacato per anni nella difesa del lavoro per gli altri, ma il volontariato non è bastato più per difendere la sua dignità.

Nessuno scrive a fondo del suicidio di di Giuseppe a Guarrato, il suo paese in provincia di Trapani, nemmeno la stampa locale. Ne parlano solo gli anziani in piazza, i "compagni" di Burgarella, una famiglia di militanti del vecchio Partito Comunista. Ma quello di Giuseppe è un suicidio esemplare. Dopo quelli degli imprenditori del Nord, è, non solo geograficamente, l’altra faccia della medaglia della crisi. Alcune voci dei compagni, gli amici: "Qui nel profondissimo sud, soprattutto in piccole realtà periferiche, la mancanza di lavoro è drammatica e finisce per emarginare. Toglie la dignità, porta alla disperazione e, purtroppo, anche alla morte". "Sembrava forte, si sentiva protagonista e quello che ha lasciato scritto lo testimonia. Il fatto di non averlo saputo aiutare ci segnerà per tutta la vita. Ma sono convinto che lui voleva che se ne parlasse. Per evitare che altri facciano la sua fine".

Sembra una beffa del destino, o un supplizio di pena: un dirigente sindacale che si batte per gli altri e intanto è disperato, in segreto, perché non riesce più trovare lavoro. Scrive anche al suo segretario nazionale e poi si impicca. Un dramma che ferisce anche la Cgil al suo interno. Giuseppe era andato subito al dunque: all’articolo 1 della Costituzione. Lui, alla fine, si è chiesto che ci stava a fare, a cosa serviva in un paese con un articolo fondamentale della Costituzione inattuato.

Una vergogna che tutti coloro che hanno pensione o lavoro si devono sentire dentro. La mancanza di solidarietà è una colpa sociale.

Data ultima modifica: 11 febbraio 2013