LICEO SERALE GANDHI: TAR BOCCIA IL COMUNE

Il Tar boccia per la seconda volta il Comune sulla chiusura dei licei serali del Gandhi. E impone la riapertura dei corsi delle civiche tagliati l’estate scorsa dalla Moioli. Contestando, punto per punto, le motivazioni del colpo di forbici date dall’amministrazione agli studenti che hanno protestato per cinque mesi per poter tornare sui propri banchi di scuola. Ma la risposta dell’assessore alla Scuola non si lascia attendere: "Ricorreremo ancora una volta in Consiglio di Stato".

La decisione dei giudici del tribunale amministrativo è stata presa per la "mancanza di atti del Consiglio comunale e della giunta, con i quali l’amministrazione si sia assunta la responsabilità di riorganizzare l’offerta ai cittadini, dei servizi garantiti dalle scuole civiche serali".

L’assessore alla Scuola non aveva, cioè, la facoltà di chiudere, con un semplice atto del suo assessorato o della giunta, le scuole paritarie. Ovvero, l’unica possibilità per gli studenti lavoratori di frequentare un liceo e prendere un diploma. La decisione poteva invece essere presa solo ed esclusivamente dal consiglio comunale, a cui compete la loro organizzazione.

Ma anche sulle possibilità del taglio, il Tar parla chiaro. I tetti minimi per l’apertura delle classi non sono quelli ripetuti per mesi dall’assessore, che ha più volte detto di essere stata obbligata a chiudere i battenti perché glielo imponeva la Finanziaria del 2008.

"La soppressione delle classi non può essere considerata un atto dovuto - c’è scritto nella sentenza di merito - perché la legge dello Stato non tocca, nella parte dedicata all’istruzione, la finanza locale e i suoi servizi. Le scuole paritarie sono espressione dell’autonomia amministrativa". Smentito dal Tar, poi, anche l’obbligo di chiusura della scuola perché chiesto dall’Ufficio scolastico regionale. "In quanto organo statale, non può ingerirsi nella gestione di un servizio pubblico locale".

Gli studenti del Gandhi, per il Tar, erano dunque sufficientemente numerosi perché le loro classi non venissero chiuse.

Mirko, studente del liceo socio psico-pedagogico, nel frattempo è tornato a lavorare in officina, abbandonando gli studi. Lo stesso vale per Alfonso, spazzino, e per la maggior parte di loro. Letizia invece lavora in un call center: ha dovuto ripiegare su un istituto professionale serale: "Una bella differenza, rispetto agli studi del liceo". "Siamo tutti pronti a tornare a scuola da domani - dicono - ma non ci facciamo illusioni: sappiamo che il Comune continuerà a negarci questo diritto".

15 09 2010 La Repubblica - Tiziana De Giorgi


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Data ultima modifica: 6 marzo 2016