Alternanza scuola-lavoro: alunni perdono ore lezione e tutor alla mercé dei dirigenti. Lettera

Sono un docente di un istituto tecnico e vivo tutti i giorni i disagi e l’amarezza per l’alternanza scuola-lavoro.

Per mesi ho trovato consolazione nella speranza che la diffusione del malcontento tra insegnanti e genitori, l’evidenza delle tantissime criticità e la diffusione di notizie su diversi casi di abusi portassero il governo, non dico a ritornare sui propri passi, ma almeno ad apportare qualche correzione. Purtroppo sembra che chi di dovere voglia giocare ad un gioco molto diverso rispetto a quello di ammettere le proprie responsabilità.

Prima il ministro della pubblica istruzione ha invitato a denunciare gli abusi sul proprio portale, poi la direttrice dell’Ufficio scolastico regionale pugliese, Anna Cammalleri, ha avviato delle indagini a seguito dei tanti casi di sfruttamento di cui è venuta a conoscenza. Sembra che il problema non sia nel modo in cui questa alternanza è stata congegnata, che inevitabilmente porta a tante situazioni spiacevoli, ma la colpa è tutta di quelli che commettono abusi.

Chi la scuola la vive dal di dentro, sa che il grosso problema di questa alternanza non sono le situazioni, poche o numerose che siano, di ragazzi che vengono sfruttati nella aziende, ma piuttosto il danno che questi ragazzi subiscono nel perdere tantissime ore di lezione a fronte di insegnamenti sul posto di lavoro che non possono che essere improvvisati, visto che le aziende non sono certo strutturate per istruire i ragazzi e, direi persino comprensibilmente, non sempre ne hanno interesse.

La leggerezza con cui si è deciso di sacrificare tante ore di scuola è segnale del fatto che chi governa la scuola non dà importanza alla lezione, che invece dovrebbe essere riguardata come un momento fondamentale per l’apprendimento degli studenti. Prima non andava bene perché era frontale e bisognava cambiare modalità (e al netto delle varie esagerazioni ci poteva stare), poi la lezione non andava bene perché era troppo impostata sui contenuti e non sulle competenze (e anche qua ci poteva stare). Tuttavia io ho sempre avuto il sospetto che non fosse tenuta in adeguata considerazione la lezione in quanto tale, e la facilità con cui adesso decidono di sacrificare tutte queste ore di lezione, senza il minimo rimpianto, sembra confermarlo.

Io voglio portare la mia esperienza di docente che ha avuto la sventura di essere nominato referente per l’alternanza in una classe e che ha avuto modo di conoscere dall’interno alcune dinamiche di questo fenomeno. Va detto innanzitutto che teoricamente chi ricopre il ruolo di referente lo fa volontariamente; in pratica in molte scuole si trova quasi costretto ad accettare se è insegnante di indirizzo e diventa molto difficile rinunciare a seguire la stessa classe negli anni seguenti se si vogliono evitare contrasti con il dirigente (e il cerchio si chiude con la chiamata diretta).

Nella mia scuola è previsto un compenso forfettario di un certo numero di ore (poche ovviamente) e, con il pretesto che non si può risalire direttamente alle ore di lavoro effettivamente svolte, siamo a completa disposizione della scuola per qualunque cosa, ad libitum. Siamo sottoposti alle solite inutili pratiche burocratiche che i vertici sono sempre bravissimi ad inventarsi e che tutti gli insegnanti conoscono benissimo, ma nel caso dell’alternanza in certe scuole si toccano vette ai più sconosciute.

Dobbiamo andare presso l’azienda a nostre spese: con un compenso così esorbitante vi sembra giusto chiedere anche un rimborso spese? In una scuola come quella in cui lavoro, in cui emettono circolari anche se uno fa uno starnuto, non esiste uno straccio di ordine di servizio in cui risulta che uno viene mandato in azienda a sorvegliare gli studenti che sono in stage. Se fai un incidente in macchina la colpa è tua che non dovevi trovarti là. Io sono stato fortunato perché l’istituto aveva già una convenzione con un’azienda di medie dimensioni che avrebbe accolto tutta la classe, ma la maggior parte dei miei colleghi ha avuto grosse difficoltà nel trovare le aziendine che accogliessero gli studenti a gruppetti poco numerosi. Tutto lavoro, il loro, che ovviamente rientrava nel monte ore iniziale per i referenti.

È chiaro che in una situazione del genere in cui le aziende vengono quasi corteggiate, ogni volta che una accetta, la scuola cerca di tenersela stretta e di instaurare un rapporto duraturo. L’altro giorno in un consiglio di classe un collega (non referente) si è lamentato del fatto che alcuni studenti facevano lavori di bassa manovalanza in un’azienda. Risposta del preside: “la colpa è dei referenti che non hanno sorvegliato abbastanza e/o non si sono fatti valere!”

Se i referenti avessero protestato presso l’azienda e questa avesse deciso di troncare i rapporti con la scuola, la colpa sarebbe stata dei referenti che avrebbero mandato a monte i preziosissimi rapporti con un’azienda del territorio. Capite in che situazione ci troviamo?

E questo si ricollega alle notizie iniziali: volete scommettere che anche il ministro e i dirigenti degli uffici regionali, quando si troveranno in crescenti difficoltà per le assurdità di questa loro alternanza, hanno già individuato i capri espiatori a cui rivolgersi?

Lettera da Giuseppe Semeraro - Orizzonte Scuola 30 03 2017


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Data ultima modifica: 4 aprile 2017