Rete Lombarda Centri Antiviolenza contro le politiche della Regione Lombardia

Firma l’appello della Rete lombarda dei centri antiviolenza: https://www.change.org/p/la-rete-lombarda-dei-centri-antiviolenza-contro-le-politiche-di-regione-lombardia

Dopo il presidio oggi , mercoledi 13 settembre, presso la sede della Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate in via Piacenza14 a Milano si svolgera’ l’Assemblea Pubblica verso la giornata di mobilitazione del 28 settembre. Ci saranno azioni a Milano e in altre città d’Italia e del mondo per rivendicare il diritto delle donne a scegliere sul proprio corpo e sulla propria vita.

https://www.facebook.com/events/1996073330680943

La Rete Lombarda dei Centri Antiviolenza fa appello a tutte le cittadine e a tutti i cittadini invitandoli a manifestare il dissenso contro le politiche di Regione Lombardia che minano la libertà di azione dei Centri Antiviolenza e con questa quella delle donne.

La violenza contro le donne non accenna a diminuire, mentre l’autonomia d’azione ed economica dei Centri Antiviolenza viene sempre più limitata dalle scelte politiche che Regione Lombardia vuole imporre.

Da oltre 30 anni, i Centri Antiviolenza garantiscono che le donne possano uscire dalla violenza scegliendo in autonomia come farlo, sostenute dalle nostre associazioni che:

- Rispettano e tutelano la riservatezza della storia riportata dalla donna e il suo anonimato.
- Non la obbligano ad una denuncia di cui non è né convinta né preparata ad affrontare le possibili conseguenze, senza la garanzia di una sua sicurezza personale.
-  Accompagnano la donna seguendo una metodologia che rispetta la sua volontà, valorizza le sue risorse e i suoi desideri, consentendole di raggiungere i suoi obiettivi.

L’esperienza dei Centri Antiviolenza maturata in 30 anni di lavoro dimostra che l’anonimato delle donne e la segretezza delle loro storie porta un duplice risultato: le donne si aprono con fiducia e le loro vite non sono messe a rischio.

Regione Lombardia, imponendo ai Centri Antiviolenza la registrazione del codice fiscale delle donne, contrasta questa modalità di lavoro.

L’esperienza dei Centri Antiviolenza dimostra che per le donne è importante poter scegliere quando denunciare decidendo i passi del loro percorso. La denuncia spesso espone le donne alla vendetta dell’uomo, soprattutto se non si è valutato prima ogni rischio e conseguenza di questa decisione.

Regione Lombardia, imponendo alle operatrici dei centri il ruolo di incaricato di pubblico servizio, vanifica il consenso della donna la valutazione informata delle conseguenze della sua denuncia.

L’esperienza dei Centri Antiviolenza conferma l’importanza della pratica politica di relazione con le donne, una metodologia riconosciuta anche a livello nazionale (Intesa Stato Regioni) che ha salvato migliaia di donne dalla violenza.

Regione Lombardia sta costruendo un albo regionale che accredita anche soggetti che non rispettano questo metodo, vanificando così anni di impegno politico e di risultati raggiunti.

Regione Lombardia deve rispettare la convenzione di Istanbul che prevede che “i diritti della vittima [siano] al centro di tutte le misure e siano attuate [politiche] attraverso una collaborazione efficace tra gli enti, le istituzioni e le organizzazioni pertinenti” (art. 7) ritirando tutte le delibere che contengono imposizioni contrarie alla libertà di scelta delle donne.

Questa petizione sarà consegnata a: Regione Lombardia

La Protesta contro Regione Lombardia dei Centri Antiviolenza donne di Martedì 12 settembre 2017

„ Oltre tremila le firme, in pochi giorni, ad un appello lanciato online da più di quindici centri antiviolenza della Lombardia per protestare contro una iniziativa regionale che, secondo i promotori della raccolta firme, minerebbe alla sicurezza delle donne che si rivolgono a queste strutture.

Regione Lombardia - istituendo l’Albo regionale dei centri di accoglienza, delle case rifugio e di accoglienza - chiederà di "schedare", ogni donna che si rivolge ai centri e imporrebbe di segnalare alle forze dell’ordine tutti i casi che si presentano, a prescindere dalla volontà della vittima di farlo o non farlo.

- il sostegno della Cgil:

La Cgil Lombardia condivide l’appello della Rete lombarda dei centri antiviolenza e sostiene l’iniziativa per la garanzia della libertà, della sicurezza e della protezione delle donne. È quanto afferma il sindacato, in una nota.

"In un Paese in cui la violenza contro le donne da parte degli uomini continua a mietere vittime - scrive la segreteria -, i Centri antiviolenza rappresentano da lungo tempo luoghi in cui le pratiche di accoglienza, ascolto, autoaiuto convivono con percorsi di rafforzamento, autonomia e autodeterminazione delle donne.

Non possono quindi essere confusi con luoghi di erogazione di prestazioni o servizi né le loro pratiche forzate da automatismi che ne snaturerebbero la funzione e ne ridurrebbero l’efficacia".

La natura stessa della relazione che le donne scelgono liberamente di instaurare con questi centri "deve essere protetta e rispettata - prosegue -, perché questo ha favorito negli anni l’emersione di un fenomeno che vorremmo scomparso e che invece resta ancora difficile da stimare. Le giuste esigenze di trasparenza nell’impiego delle risorse che derivano da stanziamenti pubblici devono essere rese compatibili con la garanzia della protezione delle vittime, perché non venga meno la fiducia verso questi luoghi".

Il sindacato quindi continua: "Chiediamo che Regione Lombardia riveda i propri atti in merito ai criteri di inserimento dei centri nell’albo regionale e convochi urgentemente il tavolo antiviolenza perché l’intera materia possa essere discussa e condivisa anche con le associazioni che concretamente operano nei Centri e non loro imposta. Non possiamo infatti immaginare che i Centri della Rete Lombarda vengano esclusi dalle misure di sostegno, che hanno lo scopo di applicare nel nostro Paese la Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa, i cui obiettivi, tra gli altri, sono di “predisporre politiche e misure di protezione e di assistenza a favore di tutte le vittime di violenza contro le donne e di violenza domestica”.


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Data ultima modifica: 13 settembre 2017