VIII Edizione di VUOI LA PACE: PEDALA! DOMENICA 1 OTTOBRE

Un impegno a sostegno della costruzione di un modello economico e sociale che unisce gestione efficiente delle risorse naturali, coesione sociale e tutela ambientale come risposta all’attuale crisi del sistema in cui viviamo.

Una manifestazione in bicicletta che attraverso 7 percorsi confluirà in Piazza Duomo, a Milano, per ribadire il nostro sostegno a politiche di pace e di promozione sociale, per valorizzare i nostri territori e le nostre comunità locali.

Per informazioni 027723220-222

paceincomune@aclimilano.com

PIATTAFORMA VLPP 2017 – 1 OTTOBRE

Ridisegnare l’agenda politica

Il terrorismo internazionale rappresenta senza dubbio un fenomeno estremamente preoccupante della nostra epoca che la politica deve affrontare con fermezza e responsabilità. Affermare inoltre che il dilagare del terrorismo in Europa è direttamente connesso all’aumento della presenza degli stranieri e che la soluzione stia nella chiusura delle frontiere e nel respingimento delle migliaia di persone che premono alle frontiere europee per entrare, significa darne una spiegazione semplicistica e non individuarne le vere cause.

Ma la politica oggi non si trova ad affrontare solo il problema terrorismo e le migrazioni di massa. Le conseguenze della crisi economica pesano ancora molto sui cittadini e le misure messe in campo proprio dalla politica sono ancora insufficienti per colmare il divario tra la fascia più ricca della popolazione e quella più fragile. In Italia l’esclusione dal mercato del lavoro di molti giovani, costretti spesso ad andare all’estero per trovare un’occupazione e la natalità ridotta ai minimi storici contribuiscono a ridurre la fascia attiva della popolazione con pesanti ripercussioni sul futuro del nostro Paese.

Infine, la questione del cambiamento climatico continua a mettere a dura prova l’eco-sostenibilità del nostro pianeta e la nostra stessa sopravvivenza. C’è bisogno di una “buona politica”, come assunzione di responsabilità da parte dei partiti, dei movimenti, delle associazioni e di ciascun cittadino. C’è bisogno di una politica che metta al centro il Bene Comune e sostenga i propri cittadini attraverso politiche attive del lavoro e di redistribuzione della ricchezza.

E’ necessario promuovere coesione sociale e convivenza pacifica come antidoti ad ogni forma di esclusione e marginalizzazione, a partire dalle periferie: quelle del mondo e quelle di casa nostra, perché è lì che si annidano quei sentimenti di rabbia e frustrazione di cui il populismo e i movimenti più estremisti si alimentano.

In quest’ottica gli enti locali e le associazioni territoriali possono e devono giocare un ruolo fondamentale perché è a livello locale che si tessono relazioni, si sperimentano buone pratiche e si esercitano forme autentiche di democrazia e di cittadinanza attiva.

EUROPA, IL QUADRO ATTUALE: LA SFIDA DELL’ACCOGLIENZA

Oggi stiamo assistendo ai più elevati livelli di migrazione mai registrati. 65,3 milioni di persone in tutto il mondo sono state costrette a fuggire dal proprio Paese. Di queste, circa 21,3 milioni sono rifugiati, più della metà dei quali di età inferiore ai 18 anni.

Ci sono inoltre 10 milioni di persone apolidi cui sono stati negati una nazionalità e l’accesso a diritti fondamentali quali istruzione, salute, lavoro e libertà di movimento. In un mondo in cui circa 34.000 persone sono costrette ad abbandonare le proprie case ogni giorno a causa di conflitti o persecuzioni, crediamo che l’Europa non possa chiudersi su se stessa ma possa invece giocare un ruolo importante per l’accoglienza e la convivenza pacifica dei popoli. L’Europa sarà di nuovo faro di civiltà se recupererà i valori sulle quali è stata costituita e per farlo dovrà saper accogliere, aprendo le braccia ai tanti migranti che bussano alle sue porte. "Di fronte alle spinte disgregatrici – ha affermato Papa Francesco in occasione dell’anniversario dei Trattati di Roma - è quanto mai urgente aggiornare l’idea di Europa.” Senza ripartire dalle nuove sfide, l’accoglienza ai profughi, il lavoro dignitoso, l’assistenza agli anziani, l’Europa rischia di chiudersi nelle sue paure e nei suoi egoismi.

LA SCELTA DI UNA POLITICA DI PACE

I venti di guerra continuano a soffiare nel vicino Oriente e in molte zone dell’Africa. Con Vuoi la Pace? Pedala! affermiamo da sempre e con convinzione il nostro no alle politiche di intervento militare e agli investimenti sulla produzione di armi. E invece nel 2015 il valore globale delle licenze di esportazione definitiva ha raggiunto gli 8.247.087.068€ rispetto ai 2.884.007.752€ del 2014. I flussi di esportazione di armi dall’Italia si sono orientati, più che in passato, verso i paesi Ue/Nato: si è passati dal 55,7% del 2014 al 62,6% del 2015. Segue l’Asia (dal 7,3% al 18,3%) e poi il Nordafrica e Medio Oriente che hanno raggiunto l’11,8%. Tra i primi dieci Paesi destinatari ci sono gli Emirati arabi uniti (304 mln €) e l’Arabia Saudita (da 163 mln a 258), due Paesi alla guida della coalizione arabo-africana in conflitto nel vicino Yemen. A dimostrazione che i divieti imposti dalla legge 185/90 (non vendere armi a paesi in guerra) sono del tutto elusi. Il dato che spicca maggiormente è che per la prima volta la regione subsahariana supera il Nordafrica nello shopping armiero da aziende italiane: 152,9 mln € nel 2015 contro 87,5 del 2014 e meno di 2 nel 2013. Il valore complessivo dell’export italiano di armi in Africa supera nel 2015 i 240 mln €, contro i 96 del 2014. L’Italia spende 4 mln € all’anno per accogliere i migranti che scappano a causa anche di guerre combattute con armi fornite dal nostro Paese. Perché possa realmente cambiare il contesto, entro cui si genera il fenomeno delle migrazioni forzate, è necessario adottare politiche economiche coraggiose e coerenti. Regole economiche e commerciali più eque, meccanismi di rappresentanza dei Paesi più inclusivi e politiche energetiche più sostenibili. L’Europa è oggi forse l’unico soggetto politico che possa guidare gli altri Paesi su questa strada. L’accordo sul clima di Parigi e l’Agenda 2030 con i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, firmati nel 2015 da 193 Paesi, contengono i principi fondamentali per andare nella direzione giusta. E’ necessario però lavorare a fondo per una loro piena realizzazione pratica.

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Data ultima modifica: 30 settembre 2017