SUSSIDIARIO ELEMENTARI: DA MILANO PARTE LA DIFFIDA

L’Asgi, associazione studi giuridici sull’immigrazione chiede l’immediato ritiro del testo di studio e annuncia iniziative legali. Nel mirino il capitolo del sussidiario in cui si sostiene che “molti (stranieri) vengono accolti in centri di assistenza per i profughi e sono clandestini cioè la loro permanenza in Italia non è autorizzata dalla legge”

Offensiva legale contro il sussidiario razzista destinato ai bambini di quinta elementare edito da Il Capitello. L’Asgi, associazione studi giuridici sull’immigrazione, autrice di tanti ricorsi contro provvedimenti discriminatori, chiede l’immediato ritiro del testo di studio e annuncia iniziative legali.

L’associazione, rappresentata a Milano dagli avvocati Alberto Guariso e Livio Neri, prende di mira il capitolo in cui si sostiene che “molti (stranieri) vengono accolti in centri di assistenza per i profughi e sono clandestini cioè la loro permanenza in Italia non è autorizzata dalla legge” e chiosa: "Non è nostra intenzione muovere censure alla peraltro discutibilissima impostazione educativa da Voi prescelta (che omette qualsiasi espressione di carattere solidaristico), né sulla evidente erroneità di mettere in connessione “l’aumento di stranieri” con i “profughi”, laddove è invece noto che titolari di protezione e richiedenti asilo costituiscono una percentuale minima della popolazione straniera presente in Italia".

Nella lettera di diffida inviata alla casa editrice torinese, Asgi aggiunge: "Intendiamo invece segnalarVi che l’affermazione sopra riportata è gravemente errata sotto il profilo giuridico e il suo utilizzo può – a nostro avviso - dar luogo alle sanzioni previste per atti e comportamenti discriminatori. E infatti nei “centri di assistenza per i profughi” non vengono affatto accolti “clandestini, cioè persone la cui permanenza in Italia non è autorizzata dalla legge”, ma soggetti autorizzati a restare in Italia al fine di veder esaminata la propria richiesta di protezione. Ad essi viene rilasciato un regolare permesso di soggiorno e, decorsi 60 giorni dalla domanda di protezione, essi possono anche inserirsi a pieno titolo nel mercato del lavoro".

Il libro sostiene che i profughi sono clandestini, ma l’Asgi replica: "L’equiparazione tra il richiedente protezione (o addirittura il “profugo”) e il “clandestino-che-se-ne-deve-andare” costituisce gravissima violazione dei diritti sanciti dalla Convezione di Ginevra e dalla direttiva dell’Unione 2013/33, nonché comportamento molesto e discriminatorio. Vi segnaliamo che proprio l’utilizzo di analoghe espressioni è già stato censurato dal Tribunale di Milano con ordinanza 22.2.2017, che ne ha affermato il carattere discriminatorio, condannando gli utilizzatori al risarcimento del danno".

La sentenza a cui si fa riferimento

è quella contro la Lega di Saronno che tappezzò la città di manifesti in cui si equiparavano i profughi ai clandestini. La richiesta è dunque quella di "sospendere immediatamente la diffusione della pubblicazione e a provvedere al ritiro e alla correzione della stessa nella parte sopra evidenziata" e in assenza di "tempestivo riscontro" l’associazione annuncia una causa legale.

Un articolo di Zita Dazzi 28 10 2017 La repubblica


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Data ultima modifica: 29 ottobre 2017