ITC GIORGI MILANO: la più grande scuola serale d’Italia, con cinquant’anni di storia.

Dopo il tramonto e fino a mezzanotte, l’istituto tecnico statale Giorgi vive la sua seconda vita.

È la più grande scuola serale d’Italia, con cinquant’anni di storia. Si trova in viale Liguria, vicino alla fermata di Romolo, e ha numeri in costante crescita: novecento studenti, dagli adolescenti agli over settanta.

Ci sono ragazzini arrivati con il barcone in cerca di un futuro vicini di banco di manager che avevano smesso di studiare per dedicarsi all’azienda. «Abbiamo corsi di meccanica, elettronica, economia, scienze. Sono classi miste più che mai, trasversali. È una esperienza di vita che farebbe bene a tutti», spiega con soddisfazione il vicepreside Francesco Muscella.

C’è Kalif Mohamed, approdato qualche anno fa dalla Somalia, disperato tra decine di altri minori stranieri non accompagnati. Oggi sta per diventare elettricista: «Me lo ricordo ancora il giorno in cui sono partito, lasciando i miei sogni. Volevo stare nel mio Paese e diventare un politico importante, combattere le ingiustizie e la corruzione — racconta —. Ma a casa mia si faceva la fame. C’era la guerra, Mogadiscio era occupata dai militari. In città erano rimasti pochi edifici, le strade erano bloccate. Lo sento ancora, il fischio dei missili. Ricordo quel rischio di morire ogni momento, ogni secondo. E poi la polvere dei palazzi, le urla della gente, gli amici colpiti. E morti. Ho attraversato il Sahara che era un fuoco e raggiunto Milano. E qui ho dovuto combattere ancora: la solitudine, prima di tutto».

Mentre Kalif racconta la sua storia, i compagni gli si fanno intorno. Greta Marchi ( che ha 25 anni, è disoccupata ma ora sogna di fare l’artista) aveva iniziato il liceo classico ma da adolescente si è scoraggiata e ha interrotto gli studi: guarda Kalif e gli sorride. «Ha i voti più alti di tutti — dice di lui Greta — . Diventerà un elettricista come nessun altro». E poi: «Io ero diventata troppo grande per iscrivermi di nuovo al liceo diurno. Siamo tutti qui in cerca di riscatto, per questo ci vogliamo bene». Anche Marco De Santis, 56 anni, aveva lasciato gli studi giovanissimo, lui per accettare un posto di lavoro in una multinazionale, visto che la famiglia lo spingeva a guadagnare uno stipendio. In azienda ha fatto carriera ed è arrivato ad una posizione di grande responsabilità, con impegno e determinazione. Ma «adesso è il mio momento, voglio pensare a me e a quello che mi piace».

Lorenzo Zanotto, 18 anni appena, si è trasferito a Milano da Teramo per lanciare una startup centrata sulle criptovalute: «Di giorno rampante, di sera interrogato alla cattedra», scherza. Fa a gara di voti con Adamu Baffa, che in Nigeria aveva preso il diploma scientifico ma deve parificarlo per potersi iscrivere all’università: «Ce la farò, ne sono certo».

È una specie di villaggio, quello del Giorgi. Moreno Mercaldo, dipendente del ministero dell’Interno, 39 anni, ormai amico di Anastasiia Toderenchuk, ucraina, Chen Chaofan, cinese, e Cristina Murino, cameriera di origini sarde: «Avevo paura, non sapevo chi avrei trovato in classe, pensavo mi sarei sentita fuori tempo massimo. E invece per correggere, anzi correggersi, e recuperare, c’è sempre una possibilità».

Un articolo di Elisabetta Andreis 05 02 2018 - Corriere della Sera


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8 febbraio 2018

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