La professoressa che tutti avremmo voluto per i nostri figli

Insegno all’università e, al momento, sono coordinatore nazionale dell’Asli Scuola, sezione dell’Associazione degli Storici della Lingua Italiana (ASLI).

L’associazione – da Statuto – si occupa di promuovere la ricerca sulla didattica della lingua e la formazione dei docenti di italiano nelle scuole di ogni ordine e grado. La sera del 16 maggio, giorno in cui viene diffusa la notizia del provvedimento sospensivo a carico della prof.ssa Rosa Maria Dell’Aria dell’Istituto Industriale “Vittorio Emanuele III” di Palermo, ho un veloce scambio di opinioni al telefono con una collega della giunta per valutare se necessario far sentire la voce dell’associazione riguardo a questo incredibile caso che stava muovendo l’opinione pubblica.

Confesso che in un primo momento ho avuto qualche perplessità: in fondo la nostra è un’associazione che si occupa di insegnamento dell’italiano e qui si parla di un provvedimento disciplinare per “omessa custodia” in relazione a un lavoro multimediale realizzato dai ragazzi della prima classe di un Istituto tecnico. Abbiamo così deciso di riparlarne il giorno dopo. La notte porta consiglio e la mattina porta le notizie: insieme al caffè ho avuto modo di ascoltare l’intervista fatta dal TG3 regionale siciliano alla professoressa, e ne ho apprezzato i modi pacati, la competenza e la capacità di esprimersi in modo sentito ma al tempo stesso educato. Insomma mi è venuto da pensare: caspita, è proprio la professoressa che mi sarebbe piaciuto avesse incontrato mio figlio nel suo percorso scolastico, non una faziosa agit prop! Ho allora coinvolto i colleghi della giunta nella stesura di un comunicato di condanna della sospensione, che abbiamo poi diffuso alla mailing list dei soci dell’Associazione e sulla nostra pagina Facebook. La sera stessa il post aveva avuto oltre 200 condivisioni e circa 30.000 visualizzazioni. Al documento hanno poi aderito le altre due associazioni che si occupano di ricerca e formazione dei docenti di italiano: l’ADI sd (Associazione degli Italianisti) e il GISCEL (Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell’Educazione Linguistica). Su quella base, poi, un documento congiunto di solidarietà alla professoressa è stato diffuso dalle associazioni e consulte universitarie di area storico-filologico-letteraria.

In rete è disponibile il corpo del reato, cioè il video realizzato dai ragazzi (qui).

La slide contestata suggerisce un’associazione – motivata e argomentata verbalmente dalla voce fuori campo ­– tra alcuni aspetti delle leggi razziali del ’38 e alcuni provvedimenti presenti nel decreto sicurezza recentemente approvato dal governo in carica. Si tratta della conclusione di un lavoro collettivo di documentazione, che ha permesso ai ragazzi – sotto la guida dell’insegnante – di confrontare fonti diverse, di far interagire il codice verbale con altri codici comunicativi, di sviluppare le capacità argomentative, di esprimere opinioni, forse discutibili (quali non lo sono?) ma motivate.

Dopo aver visto il video mi chiedo, e chiedo alle autorità che hanno emesso il provvedimento: in che cosa la professoressa avrebbe “omesso la custodia” (questo pare al momento essere il motivo del provvedimento a suo carico) sulla produzione dei ragazzi?

Ricordo che le Indicazioni nazionali per le superiori individuano tra i criteri costitutivi (cioè trasversali a tutte le discipline) “la comprensione di testi a livello crescente di complessità, la capacità di esprimersi ed argomentare in forma corretta”. Il Decreto legislativo 62/2017 all’art. 17, individua, tra gli obiettivi da raggiungere per l’esame di Stato, la capacità di sviluppare una “riflessione critica”. Aggiungo, come componente della commissione MIUR che ha recentemente stilato le linee guida per le prove di italiano dell’esame di Stato, che abbiamo volutamente dato ampio spazio – sia nella formulazione delle prove sia negli indicatori per la loro valutazione – alla capacità del candidato di “esprimere e motivare giudizi critici e valutazioni personali”.

Allora, che cosa ha fatto di male la professoressa Dell’Aria? Personalmente credo che abbia fatto con coscienza il proprio lavoro.

Anche il dott. Marco Anello, dirigente dell’Ufficio scolastico regionale della Sicilia e autore del provvedimento disciplinare, ha dichiarato di essere a posto con la coscienza. Ha poi aggiunto “noi burocrati parliamo con le carte e io ho le carte a posto”. Poi, sibillino: “Ma una cosa la voglio dire: il decreto sicurezza è controfirmato dal capo dello Stato”. Ciò che sembra potersi desumere dalla coda della dichiarazione (noi linguisti lo chiamiamo il non detto) è che l’accostamento presente nella slide sotto accusa potrebbe configurare una mancanza di rispetto, se non un oltraggio, al Presidente della Repubblica. Ora, se non ricordo male, tutte le leggi della Repubblica sono controfirmate dal capo dello Stato. Applicando facili proprietà transitive si potrebbe forse concludere che per chi è chiamato a svolgere un lavoro intellettuale non è possibile muovere obiezioni, perplessità o critiche a nessuna legge? Con buona pace della politica e della democrazia.

Ancora coinvolti nel gorgo delle polemiche che stanno montando intorno al caso, ciò che preoccupa di più è l’effetto intimidatorio che può avere su altri docenti un provvedimento del genere, anche se – come mi auguro –­ venisse revocato nei prossimi giorni. In un clima politico già avvelenato da tanti altri comportamenti e provvedimenti per così dire “inediti” non sentivamo davvero il bisogno di interventi promossi da sottosegretari e burocrati più realisti del re.

*Massimo Palermo è professore ordinario di Linguistica italiana all’Università per Stranieri di Siena.

Un articolo pubblicato su Leparoleelecose.it

Data ultima modifica: 20 maggio 2019