Elena Pirani: La scuola che ci aspetta

Dalla riduzione della popolazione in età scolastica alla “migrazione” interna degli studenti universitari da Sud a Nord. Le sfide dell’istruzione del futuro alla luce delle previsioni Istat

Un libro piccolo, con tante figure, che usa un linguaggio non tecnico e tratta una materia di interesse per il futuro dei nostri figli e del Paese”.

Comincia così il viaggio alla scoperta dell’istruzione in Italia contenuto nell’ultimo “Rapporto sulla popolazione”, voluto dall’Associazione italiana per gli studi di popolazione (AISP) e pubblicato nel 2019 da “Il Mulino”.

I curatori Gustavo De Santis, Elena Pirani e Mariano Porcu - i primi due professori di Demografia all’Università di Firenze e il terzo professore di Statistica sociale all’Università di Cagliari- hanno confezionato un testo agile (170 pagine) che propone sotto gli occhi del lettore i nodi cruciali della scuola italiana: dalle risorse che il nostro Paese dedica all’istruzione (il 3,93% del PIL, decisamente meno della media OCSE, oltre il 5%) al “peso” dei laureati sui 30-34enni (27% della popolazione di riferimento, lontano dal 40% della media europea), dall’andamento della popolazione scolastica alla mobilità degli studenti universitari dal Sud al Nord del Paese nell’ultimo decennio, dal “rendimento scolastico” alla presenza di alunni stranieri nelle classi, dall’esodo dei laureati italiani (25mila solo nel 2016) alla densità scolastica dei territori. Fino all’ultimo, utilissimo, capitolo sulla “scuola come investimento” e sulla centralità dell’istruzione nel percorso di vita dei cittadini. La demografia fa costantemente da sfondo, ma quel che rende prezioso il volume è il fatto di non limitarsi “solo” a riportare le preoccupanti conseguenze degli scenari tracciati dall’Istat o dall’Eurostat quanto a indurre a interrogarsi sulle scelte più opportune da adottare.

Un esempio su tutti è l’andamento della popolazione scolastica. “Secondo le previsioni Istat -si legge nel Rapporto- nel corso dei prossimi dieci anni la popolazione in età scolastica, tra i 3 e i 18 anni, si ridurrà sensibilmente da 9 a 8 milioni di ragazzi/studenti”. Il risultato “meno giovani” significa che nel 2028 l’Italia perderà 6.300 sezioni di scuola dell’infanzia, quasi 18mila classi di primaria, 9.400 di media e 3mila di superiori. “A regole vigenti -spiegano gli autori della ricerca- il calo della popolazione scolastica comporterà una contrazione degli organici dei docenti per un totale di oltre 55mila posti/cattedre in dieci anni”. Che fare? E qui viene in soccorso l’analisi delle proiezioni demografiche, come chiariscono De Santis, Pirani e Porcu. Che è decisiva non tanto per “scommettere sulla realizzazione di un determinato scenario futuro” ma piuttosto per “anticipare il cambiamento e consentire l’adozione delle contromisure più adeguate”. Elena Pirani le definisce “sfide per l’immediato futuro”.

Professoressa Pirani, a proposito dell’andamento della popolazione scolastica date conto di due scenari. Uno “con” e uno “senza” le migrazioni. Perché e che tipo di esiti prefigurate?

EP Come dimostrano i recenti indicatori demografici dell’Istat, la natalità in Italia è molto bassa. Nel 2018 si conteggiano 449mila nascite, ossia 9mila in meno del precedente minimo registrato nel 2017. Rispetto al 2008 risultano 128mila nati in meno. Questo si rifletterà inevitabilmente nei prossimi anni sulla popolazione in età scolare (6-18 anni), destinata infatti a calare: dai 7,4 milioni del 2017 si ridurrà al 2037 di circa 1 milione di unità. Nel 1982 erano 11,8 milioni. Se ci fosse una sorta di “chiusura” delle migrazioni nei prossimi decenni questa riduzione potrebbe aumentare addirittura a 2 milioni di unità. In ogni caso, prevedendo anche un apporto delle migrazioni, la popolazione in età scolare è destinata a ridursi e questo avrà delle conseguenze riguardo la programmazione scolastica. Le classi, elementari e oltre, sono destinate a contrarsi. Bisognerà cercare di capire se e come i docenti, di fronte a un numero minore di studenti, potranno essere reimpiegati.

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Data ultima modifica: 12 settembre 2019