Sono i cortei pro-Pal che hanno cambiato l’opinione pubblica.

Sono i cortei pro-Pal che hanno cambiato l’opinione pubblica.

Durante le settimane delle manifestazioni pro-Pal e dell’avventurosa traversata della Flotilla fino a questi ultimissimi giorni degli accordi e del cessate il fuoco, la premier Giorgia Meloni non si mai è risparmiata gli attacchi velenosi e le frecciate verso i giovani « irresponsabili » in marcia (« la pace non si costruisce sventolando le bandiere, ha sentenziato) e anche contro la sinistra.

Sarà vero quello che affermano la premier e il governo di centro-destra a proposito delle bandiere ?

I numeri dimostrano il contrario.

Uno strepitoso sondaggio New York Times/Siena College ha mostrato di recente che si è verificato un cambiamento epocale negli States : circa sei americani su dieci nelle ultime settimane avevano cambiato la loro bussola politica, avevano preso le distanze da quell’Israele su cui avevano riposto la fiducia per decenni, condannandolo per la strage in Palestina.

Nella rilevazione si registra che a questa giravolta hanno dato un contributo le imponenti mobilitazioni dei ragazzi nei campus statunitensi. Un’analoga conversione della pubblica opinione si è avuta in Europa, e in particolare in Italia, dove piazze e università hanno visto l’agitarsi di drappi e kefiah.

Questa forte pressione giovanile ha portato l’87,7 per cento degli italiani a schierarsi contro Israele e a dichiararsi favorevole al riconoscimento dello Stato di Palestina. Il nuovo protagonismo politico della generazione TikTok, degli « addivanati » (è il caso di dire ex) o degli ex sdraiati ha dunque lastricato le vie della pace ?

La generazione degli insondabili, dei menefreghisti, di quelli che non vanno a votare ha smosso gli umori collettivi, ha portato in piazza anche madri e parenti vari ? La domanda in generale non ha una risposta positiva da parte di politologi e commentatori. Gli addivanati che si sono risvegliati dal torpore non sono considerati gli ultimi eredi dei movimenti giovanili novecenteschi. Al contrario.

Avere 21 anni e non essere capiti, cantava il gran menestrello della pace Bob Dylan. Quest’anno sono 50 anni dalla fine della guerra in Vietnam ma le giovani generazioni - come spiega il grande sociologo Giuseppe De Rita, intervistato da Flavia Amabile su La Stampa - non sono l’incarnazione di un amarcord. Le manifestazioni dei ventenni degli anni Venti del Duemila somigliano più a una « sfilata di preti ». Cosa li differenzia dal passato ? Non hanno la carica di furore e di rabbia che avevano i sessantottini.

Però anche le ragazze e i ragazzi degli anni Sessanta che parteciparono alle grandi marce, come quella di Washington, e quelli che alzarono in Europa le prime barricate, al loro apparire furono considerati dalle forze politiche progressiste e dall’« intellighentia » di sinistra inessenziali a un progetto politico, anzi ostacoli in quanto inetti e incapaci. In Italia, per esempio, il Partito comunista considerava i giovani che si scontravano con la polizia « piccolo borghesi », il corrispettivo degli « sdraiati » di oggi, ventenni benestanti e viziati.

I contestatori della guerra in Vietnam, come Joan Baez e Bob Dylan, furono valutati strumenti nelle mani di un furbo capitalismo, e perfino grandissimi pensatori come Marcuse e Adorno, illuminati esponenti della Scuola di Francoforte, attaccarono la loro giovinezza e la loro musica.

Non erano rivoluzionari, dicevano i francofortesi, ma funzionali all’industria culturale. Sbagliavano in maniera radicale, i filosofi, e fu proprio la musica popolare e « commerciale » di Dylan, Baez, Lennon e altri che iniettò nelle vene nelle masse i virus della passione per i diritti civili, per la protesta femminile, per la libertà e per la democrazia.

Avere 21 anni e non essere capiti cantava Dylan, l’incompreso. È troppo presto per dire come evolveranno gli « addivanati » ma il mondo della politica e della cultura ragiona seguendo schemi prefissati e il sentimento del passato ha difficoltà a entrare in sintonia e nella testa degli (ex) sdraiati. * Mirella Serri - La Stampa 13 Ottobre 2025

Data ultima modifica: 13 octobre 2025