Abbandono scolastico, costi alti e pericoli sulla sicurezza

I danni nascosti delle classi pollaio

Negli istituti superiori italiani, in particolare nel biennio iniziale, il fenomeno delle “classi pollaio” è ormai strutturale. In un paese dove la dispersione resta tra le più alte d’Europa e dove la selezione sociale si consuma nei primi due anni delle superiori, riportare le classi nel rispetto delle norme non significa solo migliorare i risultati, ma garantire un diritto.

Il numero di studenti per classe non è un dettaglio organizzativo, ma un indicatore strutturale che incide direttamente sulla qualità dell’apprendimento e sull’equità del sistema educativo.

La letteratura internazionale è ampia e concorde : a parità di condizioni socioeconomiche e qualità didattica, classi meno affollate favoriscono risultati migliori, un clima relazionale più sano e un apprendimento più profondo (Brühwiler & Blatchford, 2011 ; De Paola et al., 2013).

Tuttavia, in Italia, questa evidenza scientifica convive con una realtà diversa : classi troppo numerose, soprattutto nei primi anni della scuola secondaria di secondo grado, e una dispersione scolastica che colpisce in modo selettivo i più fragili.

Negli istituti superiori italiani, in particolare nel biennio iniziale, il fenomeno delle “classi pollaio” è ormai strutturale. Classi da 30, 35 studenti talvolta anche oltre non sono eccezioni, ma routine. È in questo segmento scolastico che si registra anche la maggior parte degli abbandoni precoci.

Fatti

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I dati Miur e Istat mostrano che la dispersione esplicita (abbandoni) e quella implicita (bocciature e ripetenze) si concentrano proprio nei primi due anni delle superiori. Non è un caso : quando la numerosità delle classi cresce, la possibilità di una didattica realmente individualizzata si riduce drasticamente.

In queste condizioni, gli studenti più fragili — spesso provenienti da contesti familiari e socioeconomici deprivati — vengono progressivamente espulsi dal sistema, prima attraverso la bocciatura, poi attraverso l’abbandono una volta raggiunta l’età del non obbligo.

Il percorso è ormai noto : classe numerosa, difficoltà di attenzione e partecipazione, bocciatura, ripetenza senza cambiamento del contesto, demotivazione e, infine, abbandono. Un ciclo di esclusione che si ripete con impressionante regolarità tra i ceti poveri, e che traduce la dimensione quantitativa in disuguaglianza educativa.

Cultura

A chi serve la sesta ora del venerdì ? Il tempo scuola è a misura di adulto Studi scientifici Sul piano internazionale, la ricerca conferma che la numerosità della classe è un fattore critico nei percorsi scolastici più vulnerabili. L’esperimento classico di Angrist e Lavy (1999), basato sulla Maimonides’ rule, ha dimostrato che la riduzione delle classi nelle scuole primarie produce miglioramenti significativi nei risultati di matematica e lettura. Analogamente, De Paola, Ponzo e Scoppa (2013) hanno evidenziato che gli studenti con difficoltà iniziali traggono benefici maggiori da ambienti meno affollati, proprio per la maggiore attenzione didattica possibile (De Paola et al., 2013).

Un altro aspetto sottolineato da Brühwiler e Blatchford (2011) è la competenza adattiva dell’insegnante : in classi più contenute, il docente può calibrare strategie differenziate, intervenire precocemente sulle difficoltà, e sostenere anche la dimensione relazionale dell’apprendimento. Potremmo continuare citando altre evidenze della letteratura scientifica sull’argomento.

Fatti

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Prima del 2009, la normativa italiana — a partire dalla Legge 517/1977 e poi con il D.M. 331/1998 e il D.P.R. 233/1999 — fissava limiti massimi più contenuti e vincolanti : 25 alunni nella scuola primaria ; 27 nella secondaria di primo grado ; 30 nella secondaria di secondo grado, con riduzioni obbligatorie in presenza di studenti con disabilità.

Il D.P.R. 81/2009, adottato nell’ambito della riforma Gelmini, ha invece introdotto la possibilità di derogare a tali limiti, consentendo incrementi “fino a tre alunni” oltre i massimi previsti, e — fatto ancora più significativo — ha reso queste deroghe strutturalmente applicabili per ragioni di « esigenze di organico e disponibilità di spazi ».

Di fatto, il provvedimento Gelmini ha normalizzato la deroga : ciò che doveva essere eccezione è diventato regola. In molte scuole, soprattutto nei grandi centri urbani, le classi superano sistematicamente le soglie legali ; una condizione che compromette tanto la qualità didattica quanto il rispetto delle normative di sicurezza e antincendio, che impongono limiti massimi per il deflusso in caso di emergenza.

Italia

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Quello che molti non sanno infatti è che questi numeri non derivano un criterio didattico ma rispondevano anche e soprattutto alle norme di sicurezza e prevenzione incendi, che impongono limiti massimi di individui in un ambiente confinato per garantire un deflusso sicuro in caso di emergenza, in questo caso un’aula con minori.

Tuttavia, negli ultimi anni, queste soglie sono state frequentemente superate, e le norme eluse. Proprio a causa di deroghe e interpretazioni estensive introdotte già con la riforma Gelmini del 2008/2009.

Il risultato è un sistema in deroga permanente, che disattende la propria stessa normativa e compromette non solo la qualità educativa ma soprattutto la sicurezza di studenti e insegnanti. Sicurezza non garantita anche dal mancato rispetto di un altro elenco di leggi che riguardano l’agibilità, la normativa antisismica e potremmo continuare.

Fatti

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Costi

Se vogliamo analizzare tutto questo dal punto di vista dei costi, la numerosità delle classi è sì una variabile di rischio, ha costi non solo sociali e civili, ma anche economici. Il costo della dispersione scolastica è immensamente più alto rispetto a quello che comporterebbe il rispetto dei limiti di legge.

Perché dispersione esplicita e dispersione implicita significano Neet (il nostro paese ha il numero massimo in Europa di giovani che non studiano, non lavorano), costi sanitari (ogni anno in più di scuola ha effetti misurati sulla prevenzione della salute), costi relativi alla sicurezza (ogni anno in più di scuola ha effetti misurati sulla prevenzione della criminalità), costi relativi al sostegno che deve affrontare la spesa pubblica per i giovani non occupati.

Secondo le stime dell’Ocse, ogni punto percentuale di aumento della dispersione scolastica si traduce in una riduzione del Pil pro capite potenziale nel lungo periodo, per via della perdita di capitale umano e produttivo.

Investire nella riduzione della numerosità extra legis delle classi, dunque, è una misura di prevenzione economica e sociale che va a vantaggio non solo dell’individuo e del rispetto del suo diritto a un’istruzione di qualità ma va a vantaggio del contenimento della spesa pubblica complessiva.

Commenti

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La proposta

In questo quadro si inserisce la raccolta firme per la legge di iniziativa popolare promossa da Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), che mira a eliminare le classi sovraffollate e a garantire il rispetto dei limiti numerici previsti dalle norme.

La proposta intende riportare la scuola italiana entro un perimetro di sostenibilità pedagogica e normativa, riconoscendo che classi più equilibrate non significano “piccole classi”, ma “classi normali” in scuole capaci di insegnare davvero a tutti. Un intervento che unisce tre obiettivi fondamentali : didattica più efficace, riduzione della dispersione e rispetto della sicurezza.

La letteratura internazionale è chiara, e l’esperienza italiana lo conferma : classi eccessivamente numerose compromettono l’equità del sistema educativo. In un paese dove la dispersione resta tra le più alte d’Europa e dove la selezione sociale si consuma nei primi due anni delle superiori, riportare le classi nel rispetto delle norme non significa solo migliorare i risultati, ma garantire un diritto — quello di imparare in un ambiente umano, sicuro e pedagogicamente sostenibile.

La qualità dell’insegnamento, il miglioramento della didattica, una formazione e una selezione migliore e più efficace dei docenti, certo, restano centrali e si aggiungono ad altre variabili che concorrono al miglioramento del sistema d’istruzione. Ma la qualità ha bisogno di condizioni strutturali che la rendano possibile.

Perché una scuola che pretende inclusione e successo formativo non può chiedere a un solo insegnante di gestire trentacinque storie, trentacinque bisogni, trentacinque destini — nella stessa aula. Ne può chiedergli di sacrificare la sua vita nel tentativo di salvarli tutti in caso di calamità a rischio della propria vita. Cosa che, per inciso, è già successa.

Un articolo di Mila Spicola - Il Domani 25 12 2025

Qui la proposta di legge : "Non più di 20 per classe"

che ha raggiunto le 50.000 firme.

La difesa da parte del ministro Valditara e dell’ordinaria di pedagogia Loredana Perla, coordinatrice della commissione per le Indicazioni nazionali, delle classi pollaio, è uno spettacolo che la scuola non si merita.

- Classi pollaio cercasi

Data ultima modifica: 4 janvier 2026