NESSUNO SI SENTA ASSOLTO

Ci si scaglia contro il bullismo degli adolescenti mentre lasciamo ai bulli in giro per il mondo il nostro destino.

Adolescenti che, in molti casi, respirano violenza ogni giorno nei quartieri dove vivono e spesso anche nelle loro case. Altro che carcere e metal detector, scrive Beppe Bagni, insegnante e vicepreside per molti anni in un istituto professionale : “Dovremmo invece chiedere più scuola, che significa più istruzione e più educazione. Si cresce realmente solo in ambienti pubblici dove a proteggere i giovani non sono le telecamere e i metal detector all’ingresso, ma le relazioni sane, quotidiane tra generazioni e dentro ogni generazione, giocate in un corpo a corpo tanto faticoso quanto indispensabile…”

Il dibattito che si è scatenato dopo la morte del giovane Youssef Abanoub, detto Aba, nel professionale di La Spezia tocca dei livelli di ipocrisia insopportabili.

Ho passato quarant’anni tra questi ragazzi. Il primo giorno di scuola facevo l’appello all’ingresso del professionale per indirizzare le classi nei vari plessi della scuola ma dovetti smettere perché per pronunciare in maniera comprensibile i tanti cognomi degli alunni stranieri avrei dovuto conoscere una decina di lingue.

Nonostante le tante comunità presenti mi sono stupito, anno dopo anno, dell’assenza di un clima di violenza nella scuola. Qualche episodio, certo sì, ma evidentemente si creava spontaneamente un’unica comunità, quella di classe, che aiuta lo stare insieme. L’ho sempre pensato quasi come un miracolo, considerato quanta violenza respiravano nei quartieri di provenienza e spesso purtroppo anche nelle loro case, che non se la portassero dentro gli zaini a scuola.

Otheo, nigeriano arrivato in Italia da piccolo per ricongiungersi con la madre nella famiglia che si era rifatta, alla morte improvvisa di lei, rifiutato dal convivente italiano, era finito nella casa famiglia. Otheo me lo mandavano in vicepresidenza un giorno sì e l’altro pure, portatore di un messaggio chiaro : se vi ostinate a tenermi a scuola io la vostra scuola ve la smonto. Buttarlo fuori era la cosa più facile, e non avremmo rischiato la visita degli ispettori : il ministero del merito non prevede forse un anno in meno di scuola per gli studenti dei professionali che hanno la colpa di non sognare in grande ma solo, come Abanoub, di diventare un elettricista ? Avranno pensato che in fondo un anno in meno per loro è uno sconto di pena.

Il percorso di Otheo è stato accidentato, segnato da alti e bassi, ma i suoi prof sono riusciti a neutralizzare rabbia e rancore e dopo il terzo anno Otheo è stato eletto come rappresentante degli studenti nel Consiglio d’Istituto. Bel successo, ma questa è la regola ? No di certo. È un caso, bello, ma niente di più, perché crescere sani per certi ragazzi è un’impresa difficile.

La società civile da cui provengono i commenti indignati di questi giorni, con tanto di accuse generalizzate alla scuola e ai professori, farebbe bene a chiedersi se è davvero così civile. Ci si scaglia contro il bullismo degli adolescenti e le baby gang mentre lasciamo ai bulli in giro per il mondo il nostro destino. In uno scenario da far west si diventa facilmente pistoleri.

Purtroppo pochi tra i commentatori hanno sottolineato quanto ha in comune il coltello impugnato dal diciannovenne a La Spezia con quello che arma la mano di molti uomini adulti per togliere la vita alle donne, sentite come loro proprietà privata. L’ultimo caso di un elenco vergognosamente lungo parla di 23 coltellate che hanno tolto la vita a Federica : probabilmente se verranno intervistati in televisione i vicini della famiglia diranno che era una famiglia normale ; lui, un uomo come tutti. Per bene.

Alla base di questi omicidi c’è la stessa idea maschile, malata, del possesso, perché dall’avvento dei social anche l’immagine pubblicata della propria ragazza (o quella che si ritiene tale), quella che ha armato la mano del diciannovenne è sentita come la violazione inaccettabile di una proprietà esclusiva.

Il governo dichiara che punterà contro la delinquenza minorile alla “certezza della pena”, che significa aggiungere nuovi reati con il decreto sicurezza e riempire gli istituti di pena minorili ancora di più, e se sono strapieni andranno nelle carceri degli adulti. In ogni caso pessime scuole che garantiscono l’assorbimento dei peggiori stereotipi e in uscita la qualifica di delinquente incallito.

Dovremmo invece chiedere più scuola, che significa più istruzione e più educazione. Si cresce realmente solo in ambienti pubblici dove a proteggere i giovani non sono le telecamere e i metal detector all’ingresso, ma le relazioni sane, quotidiane tra generazioni e dentro ogni generazione, giocate in un corpo a corpo tanto faticoso quanto indispensabile.

La società civile, quella che lo è davvero, deve sentirsi in gioco per tutti gli adolescenti, ma oggi non è così. Nella sua splendida poesia Danilo Dolci scrive che ciascuno cresce solo se sognato. Ma quelli come Otheo purtroppo non sono nei sogni di nessuno.

Il sabato all’ultima campanella fuori dal tecnico vedevo sempre delle auto di genitori che attendevano i figli per risparmiargli almeno in quel giorno l’autobus. Quando passavo davanti al liceo le auto erano così tante che erano parcheggiate in seconda fila.

All’uscita dal mio professionale non ho mai visto nessuno.

Un articolo di Beppe Bagni 23 gennaio 2026

Data ultima modifica: 25 janvier 2026