
NON DIMENTICHIAMO GAZA !
“Lunedì saranno nove mesi esatti, che tutte le sere, alle 18, un gruppo di cittadini dalle professioni, età e storie più disparate, si trovano a Milano in piazza Duomo, davanti al sagrato. E lì sostano per un’ora, in silenzio.
Solo un cartello in mano e la bandiera palestinese. A volte sono 50, come ieri sera, a volte 30, quando diluvia. Ma i manifestanti silenziosi sono stati anche oltre 150 diverse sere dell’estate scorsa, quando stava degenerando completamente il massacro a Gaza sotto assedio da parte dell’esercito israeliano.
Insegnanti, pensionati, volontari di piccole associazioni di quartiere, studenti, impiegati, uniti solo dalla voglia di un vero cessate il fuoco per la Striscia, dove si continua a morire nonostante la presunta tregua imposta da Trump.
« Siamo un gruppo spontaneo che si è mobilitato con vari flash mob subito dopo il 7 ottobre — spiega*Andrea De Lotto, il promotore dell’iniziativa che ha assunto vari nomi e hashtag, tra i quali “StandforGaza” —.
In un gruppo eravamo andati a srotolare una bandiera palestinese dentro al teatro alla Scala, l’abbiamo fatto anche in Duomo. Abbiamo continuato ad organizzare proteste in varie piazze, con fischietti, megafoni, lenzuola insanguinate. Poi è venuto naturale ritrovarsi qui, nella piazza centrale di Milano, dove passano decine di migliaia di persone al giorno, tanti turisti.
Tutti scattano foto, così facciamo il giro del mondo e la nostra azione viene amplificata e replicata in tanti posti. A Cagliari da quattro mesi stanno facendo come noi, ma anche a Pechino sono arrivate immagini di quel che stiamo facendo davanti a una delle cattedrali più iconiche del mondo ».
La scelta di andare individualmente davanti al Duomo senza striscioni fa sì che non servano autorizzazioni particolari da parte della Questura. Ognuno porta il suo cartello con sopra scritto un pensiero, magari una poesia, o una lettera dell’alfabeto per comporre varie frasi : « Cease fire now » oppure « Stiamo con Francesca Albanese » o con la Sumud Flottila.
Erano lì anche la sera dell’accensione dell’albero di Natale, in mezzo ad una folla immane, con la scritta « A Gaza le luci sono spente ». La notte di Natale in 70 sono rimasti dalle 22 alle 24 sotto la pioggia e durante le olimpiadi non hanno mai mollato la presa.
Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, si sono uniti a loro i militanti del Laboratorio ebraico antirazzista Leah e gli ebrei del gruppo “Mai Indifferenti”. Armando, ex bancario in pensione da due anni, ha iniziato a luglio 2025 : « Fra di noi non ci conosciamo nemmeno tutti, ci unisce solo la speranza che resti accesi la luce sulla Palestina, senza che si creda alle baggianate come il Board of peace attraverso il quale Netanyahu e Trump vogliono fare la loro speculazione edilizia sulle macerie e i morti di Gaza ».
Fra le presenze più assidue ci sono la fotografa Marina Di Lorenzo, che ha realizzato una bellissima galleria dei cartelli indossati, e Miriam Garavaglia, ex insegnante di scuola media, che viene ogni sera da 350 giorni, col pensiero rivolto alle persone che ha conosciuto in Cisgiordania e a Gaza dal 2001, in diverse missioni che ha fatto lì, con Assopace e come osservatrice internazionale sulle elezioni : « Non sono potuta più andare dopo il 7 ottobre, ma il mio cuore è rimasto là ».
Al presidio non si sta solo in silenzio. Nei mesi scorsi sono stati letti i nomi dei 20 mila bimbi uccisi a Gaza (e di quelli morti in Israele), presto saranno letti i nomi dei prigionieri politici palestinesi e dei 1600 dei medici e sanitari uccisi nei bombardamenti dell’Idf.
Le bandiere sono solo palestinesi, anche se ogni sera c’è qualcuno che cerca di unirsi al presidio con insegne diverse. Sono arrivati quelli col tricolore della Repubblica Islamica iraniana, l’altra sera ce n’era un altro con quello libanese.
Viene spiegato che « la piazza è di tutti, ma questa rimane una iniziativa per Gaza dove si concentra l’essenza del male, è una metafora della deriva in cui versa il mondo, rappresenta la cancellazione del diritto internazionale, dei diritti umani — spiega Grazia Fecchio, ex dirigente d’azienda che dal 16 giugno scorso è tutte le sere in Duomo — .
Siamo qui da nove mesi sperando che le cose cambino, ma a Gaza si continua a morire, spesso nell’indifferenza generale. Siamo qui per far aprire gli occhi alla gente di fronte a questo genocidio. E non ci chiamino antisemiti, perché anche i palestinesi sono semiti. Nessuno ce l’ha con gli ebrei in quanto tali, ma non possiamo accettare che un popolo intero venga cancellato ».”
Zita Dazzi (13.3.2026) Un articolo de La Repubblica
*Andrea Lotto :Nato nel 1965, milanese, maestro elementare, psicomotricista, da tanti anni attivista : durante la Pantera, nel coordinamento genitori nidi e materne di Milano “Chiedo Asilo”, contro le guerre ; è stato maestro popolare in El Salvador nel 1992, alla fine della lunga guerra civile. Ha vissuto con la sua famiglia 2 anni a San Paolo (Brasile) e 10 a Barcellona dove ha partecipato a numerose lotte. Nel 2010 ha contribuito a organizzare “Lo sbarco”, la nave dei diritti da Barcellona a Genova. Dal 2013 ha seguito ovunque la lotta di liberazione di Leonard Peltier, nativo dell’American Indian Movement, ingiustamente in carcere negli USA dal 1976 fino al 2025, quando, ad 80 anni, ha potuto finalmente tornare a casa. Attualmente vive e lavora a Milano insegnando, in una scuola statale, italiano agli immigrati.
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