
PUNIRE I FIGLI INVECE DI EDUCARLI
Il governo scopre i minorenni — e come sempre sceglie la strada sbagliata
Don Milani aveva già risposto a questa domanda. Nel 1965. Con una precisione che fa ancora male.
« La scuola ha un solo problema : i ragazzi che perde. E non li perde il giorno che li bocciano. Li perde il giorno che decidono che la scuola non è per loro. Che il mondo non è per loro. Quel giorno è già troppo tardi per punirli. Bisognava pensarci prima. »
Il governo Meloni ha scoperto i minorenni. Non per educarli. Per punirli meglio.
Cosa sta succedendo
Il pacchetto sicurezza approvato dal governo nel 2024 e ora in piena applicazione abbassa l’età per la detenzione cautelare, estende le fattispecie di reato per cui i minorenni possono essere arrestati, prevede il trasferimento dei giovani detenuti negli istituti per adulti dopo i 18 anni anche prima del termine della pena, e inasprisce le pene per reati commessi in gruppo — la cosiddetta « aggravante da branco » che colpisce soprattutto i reati di periferia, quelli dei ragazzi poveri, non quelli dei ragazzi ricchi che delinquono in modo più invisibile e più costoso.
Nel frattempo : i fondi per i centri di aggregazione giovanile sono stati tagliati.
Gli educatori di strada sono una specie in via di estinzione. Le scuole nelle periferie più difficili hanno meno risorse di dieci anni fa.
Il reddito di cittadinanza — che, con tutti i suoi difetti, raggiungeva famiglie in condizioni di povertà estrema — è stato abolito. Il suo sostituto raggiunge una frazione dei beneficiari precedenti.
La correlazione è semplice. È documentata da decenni di criminologia e sociologia. Non è un’opinione : è un dato.
Quando tagli i servizi alle famiglie povere, quando elimini i presidi educativi nelle periferie, quando lasci i ragazzi senza nulla da fare e senza nessuno che li ascolti — la devianza aumenta. Non perché quei ragazzi siano cattivi. Perché il vuoto si riempie sempre di qualcosa.
Il governo ha creato il vuoto. Poi si stupisce che si riempia.
Don Milani e il ragazzo « difficile »
A Barbiana arrivavano i ragazzi che la scuola aveva già deciso di non volere. Quelli bocciati, quelli etichettati come « non adatti », quelli che i professori delle città avevano già archiviato come casi perduti.
Don Milani non li puniva. Li ascoltava. Li metteva a lavorare. Li responsabilizzava. Li trattava come persone intelligenti a cui nessuno aveva mai dato gli strumenti giusti. E funzionava. Non perché Don Milani avesse poteri magici. Perché il principio era giusto : nessun ragazzo nasce delinquente. Diventa quello che il contesto gli permette di diventare — o lo condanna a diventare.
Aveva scritto, con i suoi ragazzi, in Lettera a una professoressa :
« Bocciare è sempre un delitto. Perché significa dire a un ragazzo che non vale niente. E un ragazzo a cui dici che non vale niente, prima o poi te lo dimostra. »
Oggi lo Stato italiano non boccia più — almeno non con il registro scolastico. Lo fa in modo più efficiente : taglia i fondi, chiude i centri, elimina gli educatori, abbandona le periferie. E poi, quando i ragazzi rispondono nel solo modo che è rimasto loro, li arresta.
Il confronto che nessuno fa
In Europa esistono paesi che hanno scelto un’altra strada. Non per ingenuità — per interesse economico e sociale preciso.
La Norvegia ha abolito il carcere minorile nel 2017 sostituendolo con centri educativi ad alta intensità. Il tasso di recidiva tra i giovani è sceso al 20% — contro il 70-80% italiano. In Finlandia i ragazzi in conflitto con la legge vengono affidati a team multidisciplinari di educatori, psicologi e assistenti sociali. Il sistema carcerario minorile è residuale. I risultati sono documentati e verificati.
Non sono paesi di sognatori pacifisti. Sono paesi che hanno fatto i conti : un ragazzo recuperato attraverso l’educazione costa allo Stato molto meno di un adulto che entra ed esce dal carcere per vent’anni. L’investimento nell’educazione è conveniente — oltre che giusto.
In Italia si fa il contrario. Si taglia l’educazione e si investe nel carcere. Che costa di più, funziona di meno, e produce una sola cosa con certezza : più recidiva.
Il ragazzo del Pilastro — e Abderrahim Fakir
Pochi giorni fa abbiamo scritto di Abderrahim Fakir — morto sul marciapiede del Pilastro di Bologna mentre gridava aiuto. Aveva 42 anni. Era arrivato in Italia a sette anni. Non aveva la cittadinanza.
I ragazzi del Pilastro — quel quartiere, quelle periferie — crescono in un contesto che lo Stato ha deciso di non presidiare con scuole, educatori, opportunità. E poi, quando qualcuno di loro sbaglia, arriva lo Stato con le manette. Non con gli insegnanti. Con le manette.
Don Milani avrebbe detto una cosa precisa
« Lo Stato che punisce i ragazzi che ha abbandonato non sta facendo giustizia. Sta nascondendo la propria responsabilità. »
La domanda finale
Quanto costa un educatore di strada ? Circa 25.000-30.000 euro l’anno.
Quanto costa detenere un minore in un istituto penale minorile ? Circa 500 euro al giorno — 182.500 euro l’anno.
Il governo ha scelto il secondo. Ha tagliato il primo.
Non è una scelta di sicurezza. È una scelta politica. Quella che da sempre scarica sui poveri il costo delle disuguaglianze che il sistema produce — e poi li chiama criminali per averle subite.
Don Milani lo aveva capito sessant’anni fa, su un monte del Mugello, con i figli dei contadini che nessuno voleva. « I care. » Due parole. La politica più sovversiva che esista.
Post Guido « Pacifico » Martinelli 25 07 2026
@everyone Fonti : Ministero della Giustizia, dati IPM (Istituti Penali per Minorenni) 2024-2025 — Save the Children Italia, Atlante dell’Infanzia a Rischio 2025 — Antigone, Rapporto sugli Istituti Penali per Minorenni 2025 — Cittadinanzattiva, dati centri aggregazione giovanile 2024 — Norwegian Ministry of Justice, Youth Justice Reform 2017-2024 — Finnish Ministry of Justice, Youth Criminal Justice 2024 — Don Milani, Lettera a una professoressa, 1967.