Milano : il cardinale Zuppi visita il Beccaria

Milano, il cardinale Zuppi in visita al carcere minorile Beccaria : « Non demordete, c’è anche tanta gente che vi considera figli »

Il presidente della Cei al carcere minorile con il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli : « Non perdete la speranza. Con Zuppi anche don Gino Rigoldi e don Claudio Burgio : l’incontro con i giovani detenuti, gli agenti di polizia penitenziaria e educatori

Vestiti di nero sono entrati al Beccaria e hanno incontrato i colori. Il cardinale e presidente della Cei Matteo Zuppi, il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli, il capo della giustizia minorile Antonio Sangermano. Abiti scuri, qualcuno in cravatta. Dentro, ad aspettarli, c’erano pareti appena tinteggiate dai ragazzi insieme ai volontari, quadri, disegni e un murale giallo ocra « come il sole » con le parole : speranza, rispetto, vita, futuro.

Regista dell’incontro la direttrice dell’Ipm Eleonora Cinque, riuscita a radunare nello stesso cerchio ragazzi, agenti di polizia penitenziaria, educatori, medici, magistrati e cappellani. Zuppi scherza con don Gino Rigoldi e don Claudio Burgio, amici di vecchia data e uomini di Chiesa abituati a entrare in carcere. Poi si siede in cerchio con gli altri e guarda i giovani detenuti uno per uno. « È la prima volta, in tantissimi anni che visito le carceri, che trovo davvero tutti ».

È da quel “tutti” che parte. « Io sono un grande sognatore, però la giustizia è questa macchina qui : ogni pezzo deve lavorare perché il sistema funzioni ». Non addolcisce il carcere, non recita la predica. Parla direttamente ai ragazzi : « A volte vi sentite inutili, oppure non guardati. Ma non c’è bisogno soltanto dello “splendido” di turno. C’è bisogno di tutti ».

Le domande fioccano. Fatto raro, soprattutto davanti a una platea così importante, con le istituzioni arrivate fin dentro le mura anziché limitarsi a parlare del Beccaria da fuori. « Vedo che cercate conferme da noi — osserva Zuppi — però siete voi per primi a darne, attraverso il percorso che state facendo. Io mi auguro e vi auguro tutto il bene possibile ».

Un ragazzo chiede quali diritti garantisca la Costituzione. Un altro ha alle spalle una storia tormentata e un ingresso al Beccaria ancora più difficile. Prende la parola e rovescia la prospettiva : per educare un ragazzo che sbaglia, dice, « bisognava cominciare prima, educando i suoi genitori, formandoli perché non fossero impreparati ». Per qualche secondo gli adulti abbassano gli occhi. Qualcuno annuisce. La responsabilità non è mai di uno soltanto : prima del reato ci sono famiglie, servizi e scuole che non hanno saputo o potuto vedere. Ci sono bisogni rimasti senza risposta, adulti arrivati tardi. Il ragazzo non chiede assoluzioni e non ringrazia. Accenna appena un mezzo sorriso, come chi ha detto ciò che doveva.

Pinelli richiama il valore rieducativo della pena e invita i giovani « ad avere speranza e non demordere ». Il procuratore capo del Tribunale per i minorenni Luca Villa racconta il laboratorio sul campo condotto, lontano dai clamori, con chi si prepara a diventare magistrato : « Anche l’udienza è un momento pedagogico, se il giudice, prima, ha imparato a parlare con i ragazzi ».

Poi Zuppi scompare. Nessuno lo trova più. Dov’è ? Nessun cerimoniale aveva previsto il piccolo sequestro organizzato dai ragazzi del gruppo Avanzato, decisi a portarlo davanti ai loro lavori. Gli mostrano quadri e disegni, poi tornano al murale con lo sfondo giallo che accompagna il corridoio verso le sezioni detentive. « All’inizio volevamo scrivere altre parole : cicatrice, paura, sofferenza — ammettono —. Poi abbiamo deciso di non guardare solo al passato che ha fatto male agli altri e alle nostre madri ».

Zuppi conosce le etichette e i pregiudizi, e non ci gira intorno : « Nella società c’è tanta gente che non guarda la persona ma la categoria. Così nasce lo stigma, “maranza” e altre parole usate con accezione negativa. Però c’è anche tanta gente che vi considera figli ».

Richiama l’attenzione sulle mani che possono tirare fuori qualcuno da una vita già scritta : « Dovete riconoscere quelle giuste, tra quelle che vi vengono tese. Afferratele e fatene buon uso, perché sono opportunità ». Sul muro rimangono le tre parole scelte al posto di cicatrice e sofferenza. Non cancellano ciò che è accaduto, ma raccontano dove si vuole arrivare.

Un articolo di Elisabetta Andreis - Corriere della Sera

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La delegazione della Associazione NonUnodiMeno al Cardinal Zuppi in occasione del lancio Progetto Accademie per la Pace in ogni scuola e Università : continua a leggere qui : Incontro Zuppi Accademie della Pace

Data ultima modifica: 1er août 2026