"La Scuola riapre, RaiScuola chiude !"
La RAI ha deciso di chiudere Rai Scuola
Rai Scuola chiude, e le cose strane non finiscono qua.
Il post con cui ieri ho salutato colleghi e spettatori ha avuto quasi 700k visualizzazioni e più di 38k interazioni solo in una giornata (a cavallo tra sabato e domenica, in agosto, roba che contravviene tutte le regole del mondo social !).
Stupita e commossa, eccomi con qualche risposta, dato e dettaglio, con cui cercherò di rispondere alle tante domande che mi sono state fatte.
Nel frattempo, sono felice anche di dirvi di aver ricevuto messaggi di solidarietà anche da parte di scienziati : Rai Scuola ha dato voce alla scienza italiana e lo ha fatto con l’orgoglio del suo ruolo di promotrice della cultura, più che con lo spirito della difesa di un territorio o di una nazione.
Del resto la scienza non ha frontiere, ed essere sostituiti da un canale che parla di identità nazionale, personalmente, lo vivo come un doloroso paradosso. Poi magari ci sarà anche spazio per un programma sui luoghi della scienza in Italia e sulle collaborazioni internazionali che coinvolgono i nostri ricercatori, o che ne so : di idee possiamo farcene venire tante. E la Rai ha mille risorse.
Petizione : non sta a me e non ne firmerò, perché resto una signora elegante ormai sulla via della terza età. Ma mi hanno segnalato questa e ve la giro. Non so se funzionerà ma scalda il cuore.
Grazie a chi sta firmando e facendo girare :
Salviamo RaiScuola dalla chiusura
Rai scuola è nata sulla scia di una convenzione tra Rai e Ministero dell’Istruzione, rinnovata costantemente per cinquant’anni dal 1964 al 2014 (ricordate il maestro Manzi ?) e ha assunto questo nome nel 2009.
Anche dopo il 2014 (con la nascita di Rai cultura, che comprende anche Rai Scuola, Rai Storia e Rai 5) è rimasta in piedi, seppur con risorse altalenanti e negli ultimi anni drasticamente in calo, diventando via via sempre di più un canale dedicato alla scienza.
Con la pandemia, Rai scuola ha trovato una nuova ragione di essere e un nuovo posizionamento, passando dal 146 al 57 del digitale terrestre.
Chiude significa che il suo canale, il 57, sarà occupato dalla nuova rete Italiana. Non ci sono nuove produzioni da tempo : chi segue Rai scuola avrà visto molte repliche in questi ultimi due anni.
Tutte le nostre cose del passato dovrebbero essere sempre recuperabili su RaiPlay. Fateci un giro !
Ancora grazie a tutti e in alto i cuori !
Post di Silvia Bencivelli giornalista scientifica, scrittrice, autrice e conduttrice radiotelevisiva. È tra gli autori e i conduttori di Radio3 Rai e di Rai Cultura. Insegna comunicazione della scienza alla Sapienza – Università di Roma e in altre sedi.
I COMMENTI DAL MONDO DELLA SCUOLA
Silvana Loiero Insegnante
𝗥𝗔𝗜 𝗦𝗖𝗨𝗢𝗟𝗔 𝗟𝗔𝗦𝗖𝗜𝗔 𝗟𝗔 𝗧𝗩. 𝗖𝗛𝗘 𝗖𝗢𝗦𝗔 𝗦𝗜 𝗣𝗘𝗥𝗗𝗘 ?
𝗗𝗮𝗹 𝟭° 𝗼𝘁𝘁𝗼𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲 𝗥𝗮𝗶 𝗦𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝘃𝗿𝗮̀ 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗰𝗮𝗻𝗮𝗹𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝗱𝗶𝗴𝗶𝘁𝗮𝗹𝗲 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗲𝘀𝘁𝗿𝗲. La Rai ha approvato il progetto "RaiPlay Scuola e Learning", una piattaforma digitale che riunirà produzioni di Rai Cultura, materiali delle Teche e altri contenuti educativi. Nel comunicato ufficiale si legge che il progetto nasce « superando il modello lineare di Rai Scuola ». I contenuti educativi della Rai non scompariranno. 𝗦𝗰𝗼𝗺𝗽𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗼̀ 𝘂𝗻 𝗰𝗮𝗻𝗮𝗹𝗲 𝘁𝗲𝗹𝗲𝘃𝗶𝘀𝗶𝘃𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗱𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮, 𝗮𝗹𝗹’𝗶𝘀𝘁𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲. E non è una differenza da poco. Pensando alla funzione educativa della televisione pubblica, mi è tornato in mente un programma straordinario. Nel 1973 𝗧𝘂𝗹𝗹𝗶𝗼 𝗗𝗲 𝗠𝗮𝘂𝗿𝗼 e 𝗨𝗺𝗯𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗘𝗰𝗼 scrissero e curarono per la Rai "Parlare, leggere, scrivere. Vicende della lingua italiana" : cinque puntate sulla storia linguistica del nostro Paese, sull’analfabetismo, sui dialetti, sulle disuguaglianze linguistiche e sociali, sulla difficile conquista di una lingua comune. Andavano in onda 𝗔𝗟𝗟𝗘 𝗡𝗢𝗩𝗘 𝗗𝗜 𝗦𝗘𝗥𝗔, 𝗦𝗨𝗟 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗢 𝗖𝗔𝗡𝗔𝗟𝗘. Rai Scuola allora non esisteva, naturalmente. Ma esisteva un’idea molto forte della 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲𝗱𝘂𝗰𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗶𝘇𝗶𝗼 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼 : portare conoscenze, strumenti culturali e grandi questioni della società dentro le case di tutti. Rai Scuola, negli anni, ha continuato quella funzione con altri mezzi e altri linguaggi : didattica, divulgazione, formazione, alfabetizzazione linguistica, scientifica e digitale. Durante la pandemia abbiamo visto con particolare evidenza quanto potesse essere importante raggiungere studenti, insegnanti e famiglie anche attraverso la televisione. C’è poi un fatto molto recente che rende questa decisione ancora più singolare. Il 14 luglio scorso la giuria del Premiolino ha assegnato proprio a 𝗥𝗮𝗶 𝗦𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝗶𝗹 𝗣𝗿𝗲𝗺𝗶𝗼 𝗣𝗶𝗿𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗦𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝟮𝟬𝟮𝟲. Nella motivazione si riconosce al servizio pubblico un ruolo fondamentale nella crescita culturale del Paese e si richiama una storia che va 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗲 « 𝗹𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗮𝗲𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗔𝗹𝗯𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗠𝗮𝗻𝘇𝗶 𝗳𝗶𝗻𝗼 𝗮𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗿𝗮𝗺𝗺𝗶 𝗱𝗶 𝗼𝗴𝗴𝗶 ». Poco più di un mese dopo, arriva la decisione di chiudere il canale televisivo di Rai Scuola. Dal 1° ottobre, sul canale 57, arriverà invece un nuovo progetto dedicato al racconto dell’« 𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗮̀ 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗮 𝘀𝘂𝗶 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶 » : borghi, tradizioni, artigianato, imprese, Made in Italy, enogastronomia, turismo, cultura popolare. Una buona piattaforma digitale può certamente offrire possibilità preziose alla scuola. Ma una piattaforma on demand e un canale televisivo pubblico non svolgono la stessa funzione. Per questo la domanda che mi pongo è : 𝗤𝗨𝗔𝗟𝗘 𝗦𝗣𝗔𝗭𝗜𝗢 𝗥𝗜𝗧𝗜𝗘𝗡𝗘 𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔 𝗡𝗘𝗖𝗘𝗦𝗦𝗔𝗥𝗜𝗢 𝗥𝗜𝗦𝗘𝗥𝗩𝗔𝗥𝗘 𝗟𝗔 𝗧𝗘𝗟𝗘𝗩𝗜𝗦𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗣𝗨𝗕𝗕𝗟𝗜𝗖𝗔, 𝗜𝗡 𝗠𝗢𝗗𝗢 𝗩𝗜𝗦𝗜𝗕𝗜𝗟𝗘 𝗘 𝗥𝗜𝗖𝗢𝗡𝗢𝗦𝗖𝗜𝗕𝗜𝗟𝗘, 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗖𝗨𝗢𝗟𝗔, 𝗔𝗟𝗟’𝗘𝗗𝗨𝗖𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗢𝗦𝗖𝗘𝗡𝗭𝗔 ?
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Chiara Anzolini Ricercatrice universitaria Università di Padova, una delle vincitrici della XII ed. del Premio Italia Giovane !
E giustamente, in un Paese vessato dalla crisi climatica, dove bambini di quattro anni non vaccinati muoiono per malattie debellate da un secolo, chiude i battenti l’unico baluardo di pensiero critico che ci era rimasto : Rai Scuola.
Dal 1º ottobre al suo posto ci sarà “Italiana”, un canale dedicato all’identità nazionale e al territorio. D’altronde, cosa potevamo aspettarci da una governance che continua a credere che la ricchezza dell’Italia la facciano solo il cibo, le vacanze e il turismo. O dovremmo forse dire l’overturismo ?
Benessere e produttività – sì, la tanto decantata produttività ! – da che mondo è mondo vengono dalla ricerca e dall’innovazione. Ma noi continuiamo a cullarci nell’illusione che pasta, pizza e mandolino ci tireranno fuori dal baratro in cui stiamo lentamente sprofondando.
A un certo punto, quando la crisi climatica renderà le nostre coste e le nostre città inospitali, la montagna sarà stata trasformata nel parco divertimenti Dolomitiland e vino e olio EVO verranno prodotti altrove, ci renderemo conto (tardi) di aver cannato ogni previsione.
Della chiusura di Rai Scuola si parlava già da tempo, ma solo negli ultimi giorni è arrivata la conferma definitiva dello smantellamento di un canale che per anni ha portato gratuitamente cultura, scienza e conoscenza nelle case degli italiani.
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L’addio a Rai Scuola e quell’idea di servizio pubblico che passa per territori e prodotti tipici
Il canale viene soppresso nel momento in cui gli ascolti degli ultimi anni sono fra i migliori della sua storia. Al suo posto ci sarà la nuova rete "Italiana" : dalla scuola alle sagre della salsiccia, sullo stesso numero del telecomando
l’articolo di Christian Raimo - Insegnante, giornalista, scrittore
"Sul canale 57 la scuola diventa una bella sagra. Dal primo ottobre il 57 del digitale terrestre non sarà più Rai Scuola. Al suo posto ci sarà Italiana, diretta da Angelo Mellone : l’Italia dei borghi, delle comunità, dei territori, circa 720 ore l’anno, all’inizio quasi tutte repliche pescate dalle library del Day Time. Rai Scuola trasloca su RaiPlay come “progetto di e-learning”, che è il modo elegante per dire che una rete pubblica dedicata alla didattica viene archiviata in una cartella ; una petizione su change.org per salvarla ha già raccolto migliaia di firme. Il comunicato aziendale dice che il nuovo canale dovrà essere un punto di riferimento “capace di attivare emozioni identitarie e personali” ; l’amministratore delegato Giampaolo Rossi rivendica una narrazione identitaria “e allo stesso tempo moderna” e respinge l’etichetta di canale sovranista. È una polemica prevedibile, e proprio per questo rischia di farci perdere il punto. Il punto non è che Italiana sarà una rete sovranista o criptofascista. Sarà una rete di transumanze, formaggi di malga, case a un euro, ragazzi che tornano al paese, materiale che la Rai produce da vent’anni con Linea Verde e trasmissioni clone. Il punto è la sostituzione del progetto educativo. Un canale che spiegava la fotosintesi clorofilliana e la questione romana viene rimpiazzato da un canale che promette emozioni identitarie : non è un cambio di palinsesto, ma di epistemologia pubblica. Così funziona il neonazionalismo all’italiana : non per imposizione ma per sostituzione, non con un disegno pedagogico compiuto ma con un pulviscolo di ricorrenze, loghi, marchi, francobolli, feste. La sua forza sta nel non essere sistematico, nel non chiedere adesione ideologica ma paradossalmente affetto. Lo storico Alberto Mario Banti lo ha spiegato meglio di chiunque : nazione e patria si portano dietro, quasi per riflesso condizionato, l’idea di comunità di discendenza, di memoria storica selettiva, di appartenenza per sangue e per suolo, e le rimettono in circolo anche quando chi le maneggia si ammanta delle intenzioni più benevole del mondo (non è nemmeno questo il caso). E il nazionalismo di risulta, un’aria tossica che già respiriamo nei bar e per strada, e che potremmo evitare di replicare anche in tv".
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