I PIU’ LETTI: L’ANTIPEDAGOGIA DEL LIBERO PANINO

Niente "panino libero" a scuola. Perché il diritto alla libertà di scelta individuale del genitore non può ledere altri diritti fondamentali della collettività, in questo caso scolastica.

A stabilirlo è stato il tribunale di Napoli, che il 26 maggio si è espresso contro la possibilità di portare il pasto da casa per la refezione a scuola "ritenendo che al diritto alla libertà di scelta individuale del genitore vadano contrapposti altri diritti fondamentali della collettività, anch’essi di rango costituzionale, come il diritto all’uguaglianza e alla salute e la partecipazione a una comunità sociale, quale appunto quella scolastica".

La notizia, ripresa dalle agenzie di stampa, è stata resa pubblica dall’assessore all’Istruzione del Comune di Napoli, Annamaria Palmieri.

Il tribunale, come spiegano da Palazzo San Giacomo, ha rigettato il ricorso di urgenza presentato dalla mamma di un alunno di una scuola cittadina che aveva sostenuto la scelta di poter sostituire la refezione scolastica con un pasto portato da casa.

"Il giudice, dando ragione alla scuola non solo ha respinto l’urgenza della richiesta, ma ha anche ritenuto, come da sempre sostenuto da questa Amministrazione, che la valenza educativa della refezione non possa essere contestata e soprattutto che la fruizione collettiva dello stesso pasto sia ispirata ai principi di uguaglianza di cui all’art. 3 della Costituzione, che è il valore a cui tutti noi ci riferiamo ogni giorno", ha commentato l’assessore campano.

Un articolo di Alessandro Giuliani - Tecnica della Scuola 26 05 2017

- per saperne di più: L’antipedagogia del libero panino

La mia generazione non pranzava a scuola. Papà era lì fuori ad aspettare, campanella ore 12.40. Tornavamo a casa con la cartellina in spalla.

La refezione era per i bambini poveri, quasi sempre di giù. I loro occhi tristi per dover restare, quell’odore mesto - l’ho ancora nel naso - di pessimo minestrone.

Oggi che la mensa è per tutti, la battaglia per il «libero panino» mi manda ai pazzi. Autorizzati da una sentenza torinese che ha riconosciuto il diritto - un altro! - all’autonomia nutrizionale, è in aumento il numero di bambini, specie al Nord, che si presenta a scuola con panierino personale. Segue dibattito. A tavola con gli altri; no, tavoli separati. Comitati «Mensa libera».

Le regole igieniche. Le allergie. Le maestre che impazziscono: prova tu a fargli ingurgitare broccoletti mentre la compagna mangia lasagne.

Se qualcosa non va nel cibo di scuola - la qualità, le tariffe, il menu -, si affronti insieme. È proprio questo «insieme» il piatto nutriente. Imparare che «io» vale di meno senza il «noi», e che non sempre puoi avere esattamente quello che va a te.

Il lavoro paziente della mediazione e del confronto. La condivisione, mangiare lo stesso pane dei compagni (cum-panis).

Pessima lezione, quell’ognuno per sé: e che libertà sarebbe? Non sono certo queste le differenze da salvaguardare, mentre altre - fondamentali - sono in via di neutralizzazione. Per favore, buon senso.

Un articolo di Marina Terragni - 17 05 2017 Avvenire


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29 settembre 2018

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