LICEO PARINI: "Ho allenato i ragazzi al pensiero laterale"

Va in pensione Aldo Scarpis, professore di Greco e simbolo della scuola. «Ho allenato i ragazzi al pensiero laterale. Difficile incuriosirli. Ora mi disorienta la distanza da questi nativi digitali»

«Mi sarebbe piaciuto diventare ballerino, in subordine tenore. Come terzo desiderio volevo fare l’insegnante di Greco: sono stato fortunato».

Aldo Scarpis è un pezzo di storia del liceo Parini: dopo 43 anni di docenza, di cui 28 al classico di via Goito, va in pensione. «Smettere di lavorare a scuola mi fa terrore, e allo stesso tempo è un sollievo — racconta —.

Ho paura perché ho svolto il mestiere più bello del mondo: adesso vedo la fine, dovrò costruirmi un inizio. Ma sono anche sollevato. Per tanti anni ho avuto più interessi in comune con gli studenti che con i colleghi. Ora mi disorienta la distanza da questi nativi digitali». Un po’ scherza, un po’ no:

«Difficile incuriosirli. Una volta ho chiesto: “Ragazzi, che cos’è un intellettuale?”. Pensavo mi rispondessero Massimo Cacciari, Umberto Eco. Invece la classe restava attonita, muta. Li ho aiutati: “È un punto di riferimento per la società... Allora una ragazza, credo per la prima volta nella sua carriera scolastica, si è alzata con sicurezza e ha iniziato a parlare. Un fiume di parole per descrivere tale blogger con un sito di moda e migliaia di follower — trasecola —. È stato lì che mi sono chiesto con che armi, ancora, avrei potuto combattere».

Ne ha viste tantissime, Scarpis. Come quando, nel 2004, l’istituto fu allagato, 500 mila euro di danni. Quattro studenti confessarono di aver aperto tutti i rubinetti tappando con la carta stagnola i possibili sfoghi per l’acqua e come scusa dissero che li spaventava la verifica di Greco.

A scuola c’era chi invocava l’espulsione, chi una punizione esemplare. Lui no, puntava il dito verso se stesso, gli insegnanti, le famiglie:

«Dobbiamo lavorare di più, trovare qualcosa che li spinga a vivere in maniera più degna — diceva —. Di questo atto irresponsabile siamo tutti complici. Troppi reality show dove s’impara che se fai porcherie non paghi mai».

Ricorda ogni cosa, ogni aneddoto. Ha appena portato la V E, ultima sua classe, alla maturità, con due 100 e due lodi. Uno dei ragazzi con encomio è Francesco Garbelli:

«Un tipo molto preciso, ma con un guizzo diabolico. Era venuto da me con l’idea di fare la tesina sul rapporto tra Dante e Beatrice. Da spararsi. L’ho spronato a osare, a proporre qualcosa di emozionante. Ne è uscito un breve trattato sul cannibalismo, dal Rocky horror picture show al film Improvvisamente l’estate scorsa, alle Baccanti di Euripide. A mio avviso strepitoso».

Gli studenti ancora si ricordano una sua lezione, un parallelo tra Pascoli e Stanley Kubrick. I significati profondi del cinema sono sempre stati il suo pallino.

«Li ho allenati al pensiero laterale», ripete. Nelle verifiche le domande erano spesso non convenzionali, imprevedibili:

«Perché Augusto non si innamora di Cleopatra?».

Quando, ieri, è uscito dal portone del Parini per l’ultima volta, ha pensato al film del regista Elia Kazan, con Vivien Leigh e Marlon Brando:

«Vorrei aver portato i miei studenti alla fermata più vicina possibile del tram che si chiama desiderio». Desiderio di sapere e di conoscere, «ma soprattutto di meravigliarsi».

Un articolo di Elisabetta Andreis - Corriere della Sera 14 luglio 2017 |

- per saperne di più: Il punto di vista di Don Gino Rigoldi e Livia Pomodoro sul disagio giovanile 20 12 2013


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Data ultima modifica: 18 luglio 2017