LA CATTIVA SCUOLA: violentate dal tutor del centro estestico

Quattro ragazze tra i 15 e i 17 anni hanno subìto violenze sessuali in un centro estetico a Monza dove sono state inviate per completare le ore di formazione previste dall’alternanza scuola-lavoro resa obbligatoria dalla legge 107, la cosiddetta riforma «Buona Scuola» voluta dal governo Renzi. Il titolare dell’attività, un uomo di 54 anni originario del Vimercatese e gestore di due centri massaggi, è stato arrestato su disposizione del Gip di Monza con l’accusa di violenza sessuale su minore. L’assessore regionale lombarda all’Istruzione, Valentina Aprea, ha annunciato che la regione intende costituirsi parte civile nel processo.

LE INDAGINI, coordinate dalla procura di Monza, sono iniziate lo scorso febbraio quando una studentessa ha manifestato segni di malessere e si è rifiutata di continuare il suo percorso «formativo». I genitori l’hanno invitata a rivolgersi a un consultorio dove ha raccontato di avere subito la violenza. Il consultorio ha inviato la segnalazione alla procura e da quel momento gli investigatori hanno lavorato sulla ricerca di altre possibili vittime. Sono così risaliti a tre studentesse che hanno partecipato ad analoghi percorsi di formazione nel centro estetico.

LE INTERCETTAZIONI hanno permesso di accertare la veridicità del loro racconto e lo stato di sottomissione in cui versavano le studentesse. «Soffrivano tutte di un potente senso di colpa per non essere state in grado di rifiutarsi – ha spiegato il procuratore di Monza, Luisa Zanetti – per questo motivo, parlando tra loro al telefono, avevano anche pensato di non denunciare. Per questo abbiamo forti sospetti che ci siano molte altre vittime».

L’ISTITUTO per estetisti frequentato dalle quattro vittime ha siglato da tempo una convenzione con il centro estetico dove sono avvenute le violenze. La durata del programma giustifica il sospetto, sconcertante, degli inquirenti: quelli denunciati possono essere solo i primi abusi condotti ai danni delle studentesse dell’istituto.

LE VIOLENZE sarebbero avvenute durante l’orario di lavoro del centro. L’uomo avrebbe usato come pretesto una verifica di quanto le studentesse avevano imparato durante l’esperienza di formazione. Gli abusi sarebbero avvenuti in piccole cabine del centro estetico. In un caso sono stati perpetrati nell’abitazione dell’uomo incensurato con famiglia. Ora rischia più di 12 anni di pena detentiva. Lo stato di soggezione in cui si sono trovate le ragazze si spiega con il ruolo riconosciuto istituzionalmente al cinquantaquattrenne. All’uomo è stato conferito il potere di compilare la valutazione sull’attività delle studentesse, un elemento decisivo per la certificazione chiesta dalla scuola e necessaria per il giudizio sull’anno scolastico. Dalla valutazione positiva, o negativa, dell’uomo dipendeva l’esito del percorso di «alternanza».

L’UNIONE degli Studenti, impegnata da tempo in un monitoraggio critico dell’«alternanza scuola-lavoro» addebita la gravità dell’accaduto allo «stato di totale abbandono» di un percorso definito sul sito del ministero dell’Istruzione «un innovativo format didattico». Secondo gli studenti, mancano invece uno statuto degli studenti e una chiara definizione del ruolo del tutor incaricato di monitorare la «formatività» di percorsi che la riforma Renzi-Giannini ha reso obbligatoria per un milione e mezzo di ragazzi dell’ultimo triennio dei licei e degli istituti tecnico-professionali a partire dal prossimo anno scolastico. «Non siamo oggetti, non possiamo essere esposte a questi abusi senza alcun tipo di tutela. Solidarietà alla ragazze violentate».

«E’ tempo di rimediare ai guasti profondi della legge a partire dalla cancellazione delle norme sulla precisa quantificazione delle ore in alternanza e sulla finalizzazione di tale attività – sostiene la Flc-Cgil – Oltre allo statuto degli studenti chiediamo che i soggetti ospitanti siano individuati obbligatoriamente dal registro nazionale delle imprese». La mancanza di tutele, controllo e organizzazione in un progetto in cui si differenzia il valore «formativo» di un «modulo didattico» dal «rapporto di lavoro» del tirocinio, emersa drammaticamente nel caso di Monza, rappresenta il «fallimento dell’alternanza – sostiene Nicola Fratoianni (Sinistra Italiana) –

«In Sardegna ci sono casi di studenti diventati camerieri a gratis, in Puglia studenti mandati a distribuire a gratis volantini o a pulire bagni o tavoli in un ristorante. È tempo di fare una seria riflessione». Per la presidente della Commissione contro il femminicidio, Francesca Puglisi (Pd) è una «sterile polemica politica sulla riforma della scuola. Bisogna fermarsi a riflettere di fronte ad un atto criminale contro le studentesse». Un atto avvenuto nel corso di un programma reso obbligatorio dalla riforma.

Un articolo di Roberto Ciccarelli - Il Manifesto 14 07 2017


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Data ultima modifica: 16 luglio 2017