CHIAMATA DIRETTA: UN VERO FLOP

“Sul flop totale della chiamata diretta abbiamo ampiamente ragione come dimostrano anche i dati del Miur pubblicati dal Sole 24 Ore*: preso atto del fallimento, adesso si ritorni al sistema delle graduatorie con criteri oggettivi, così come previsto dalla Costituzione”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta i risultati del monitoraggio effettuato da viale Trastevere.

Secondo i grafici forniti dal ministero, e riportati dal Sole 24 Ore, nelle operazioni di trasferimento è stato individuato dai dirigenti scolastici meno del 30% dei circa 12mila insegnanti finiti negli ambiti territoriali, cioè poco più di 3.300. La débâcle della chiamata diretta ha interessato anche i docenti neo assunti a tempo indeterminato: soltanto 12.976, su un totale di 27.388, sono stati scelti direttamente dai dirigenti scolastici sulla base dei loro curriculum.

“Il quadro tracciato dal Miur - afferma Di Meglio - conferma pienamente quanto già la Gilda aveva rilevato attraverso le proprie sedi provinciali: soprattutto nelle regioni del Centro e del Sud i presidi hanno preferito che ad assegnare i professori ai loro istituti fossero gli uffici scolastici territoriali”.

“Di fronte a questo palese fiasco, segno che anche i dirigenti scolastici non sono più alleati del Miur sul fronte della Buona Scuola, - conclude il coordinatore nazionale della Gilda - sarebbe opportuno che il Governo facesse un passo indietro e ripristinasse il sistema di selezione basato su punteggi e graduatorie”.

Roma, 3 ottobre 2017 OggiSCuola

*Sole24Ore

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IL FLOP DELLA CHIAMATA DIRETTA

Un preside su due in provincia di Bologna ha rinunciato alla "chiamata diretta" dei professori nelle scuole. I dirigenti hanno evitato, in gran parte, di selezionare chi avrebbero voluto nelle loro scuole a insegnare. A distanza di due anni dalla sua applicazione, naufraga uno dei pilastri della riforma della Buona scuola.

Chi lo ha fatto per protesta, chi perché non aveva scelta o banalmente non aveva cattedre libere sulle quali chiamare. «Quando hai bisogno di tre docenti e nella lista sono solo in tre che scelta faccio? Ovvio che mi arriveranno quelli», osserva Lamberto Montanari, voce dell’Anp, l’associazione presidi, dell’Emilia Romagna.

«È una farsa. Sono stati ripristinati i meccanismi per cui i docenti si scelgono la scuola e non il contrario, la chiamata diretta è stata fatta naufragare. Bene hanno fatto a questo punto i presidi ad andare in vacanza invece che selezionare i curriculum dei docenti, tanto era un lavoro inutile».

Da oggi gli insegnanti di ruolo su cattedre ancora vacanti saranno assegnati d’ufficio dal "provveditorato". Maurizio Lazzarini, presidente di Asabo, l’associazione scuole autonome, usa toni più sfumati, ma non nasconde la delusione: «Nei fatti il meccanismo della chiamata diretta è stato snaturato. Doveva essere uno strumento di meritocrazia e di composizione del corpo docente funzionale all’offerta formativa delle singole scuole».

Soddisfatti invece i sindacati, da sempre contrari alla "chiamata diretta". «Con il nuovo contratto abbiamo migliorato la situazione, limitando il più possibile la discrezionalità della scelta», spiega Susi Bagni della Flc-Cgil di Bologna. Per quest’anno i docenti hanno avuto la possibilità di proporsi alle scuole, all’interno di un "ambito" scelto al momento dell’entrata in ruolo. Gli istituti di Bologna- città, per esempio, rappresenta un ambito. La rivolta contro la possibilità per i presidi di scegliersi i docenti era partita quest’anno già a maggio, guidata dai Cobas. In tredici scuole bolognesi, tra cui le Aldrovandi-Rubbiani, i collegi dei docenti si sono rifiutati di approvare i criteri con i quali il preside avrebbe dovuto selezionare i neoassunti.

Repubblica - Bologna


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Data ultima modifica: 4 ottobre 2017