I PIU’ VISTI: "Fine pena: ora"

Uno spettacolo teatrale al Piccolo Teatro di Milano con un’interpretazione intensa davanti a una platea di studenti universitari.

Una lettura del libro del giudice Elvio Fassone fatta da ragazze e ragazzi del Liceo Scientifico Majorana di Desio lo scorso 9 novembre nello spazio dedicato all’Angolo della Lettura.

Gli attori magnifici: Sergio Leone (il giudice) e Salvatore Paolo Pierobon (l’ergastolano) con una magistrale interpretazione

- la drammaturgia di Paolo Giordano e la regia di Mauro Avogadro.

Si ride e si pensa: "il carcere potrà mai essere riabilitativo?": del bisogno di umanità di entrambe, si ragiona della libertà, della responsabilità e dei condizionamenti sociali...

Lo spettacolo:

Nel 1985, a Torino, si celebra un maxiprocesso alla mafia catanese. I lavori durano quasi due anni. Tra gli imputati figura Salvatore, poco più che un ragazzo, ma già un criminale che ha lasciato dietro di sé una scia di morti ammazzati e di azioni criminose: sarà condannato all’ergastolo.

Tra lui e il presidente della Corte di Assise si è stabilito un rapporto di reciproco rispetto, quasi di fiducia. Il giorno dopo la sentenza, d’impulso, il giudice gli scrive e gli invia in carcere un libro. Sarà l’inizio di una corrispondenza destinata a durare ventisei anni, durante i quali ciascuno vivrà la propria vita: il giudice, compiendo un percorso di carriera come magistrato e politico, fino alla pensione, sempre interrogandosi sul senso della pena carceraria; il recluso, tra gli alti e bassi del carcere, tra la speranza di una riabilitazione e i tormenti del 41 bis, tra un percorso di emancipazione culturale – grazie anche al giudice – e un tentativo di suicidio.

Mauro Avogadro porta in scena la drammaturgia che lo scrittore Paolo Giordano ha tratto da Fine pena: ora, scritto da Elvio Fassone, uno dei due protagonisti – era il giudice – di quella vicenda.

« Il fascino di questo testo – spiega Avogadro – sta nella complicità che si crea tra due persone così diverse, culturalmente e geograficamente, un borghese che diventa “naturalmente” un giudice e un sottoproletario, in una zona geograficamente a rischio, che diventa altrettanto “naturalmente” un mafioso. Sono due persone straordinarie che riusciranno a diventare personaggi grazie al lavoro di due grandissimi attori.

Accanto all’esplorazione di umanità tanto differenti sta l’interrogativo, pressante, sul senso della pena: il carcere potrà mai essere riabilitativo? Quali sono le dinamiche, all’interno di un carcere, che possono migliorare o peggiorare la condizione di una persona? È un respiro di umanità che trasuda dalle situazioni e dai personaggi: si percepisce che le parole scritte e pronunciate sono carne vera, carne viva, calata in una sospensione emotiva qual è quella che si crea, nel momento di un rapporto epistolare, tra l’invio di una lettera e l’attesa della risposta».

www.piccoloteatro.it

Elvio Fassone con il suo libro offre una prospettiva di riflessione molto suggestiva. La più importante intenzione, innestare un dibattito, stimolare riflessioni. Diffondere conoscenza

*la recensione:

PDF - 736.4 Kb

Associazione Nonunodimeno: visita il nostro sito www.nonunodimeno.net - DONA ORA!

- Condividi e metti MI PIACE sulla pagina facebook:

www.facebook.com/associazionenonunodimeno/

-  segui su twitter: https://twitter.com/nonunodimeno

#nonunodimeno

Informazioni: info@nonunodimeno.net

Data ultima modifica: 3 gennaio 2018