BABY GANG: i responsabili siamo noi adulti.

E se per affrontare la questione delle baby gang, dei guaglioni delle paranze, di questi gruppi di ragazzini che nelle piazze e nelle strade di Napoli fanno scorrere il sangue parlassimo di noi? Sì, di noi adulti? Perché noi adulti siamo i responsabili. Noi genitori, insegnanti, amici, amministratori, politici, noi società degli adulti siamo i veri «cattivi maestri». Ognuno di noi ha la sua parte di responsabilità perché o non si è accorto di quello che stava succedendo ai propri figli o non è stato in grado di offrire risposte al malessere di queste nuove generazioni che si affacciano nel mondo reale.

Siamo noi per primi a non immaginare il futuro dei nostri figli. Cosa possiamo pretendere da loro? Siamo noi per primi a diseducarci, a non rispettare le regole, a rifiutare la convivenza con gli altri, a essere furbi o violenti, furbi e violenti. Non è storia recente la vicenda di quell’insegnante picchiato dai genitori di un ragazzino che era stato rimproverato a Siracusa? E che dire dei due minorenni che nel veronese hanno dato fuoco all’auto dove viveva un clochard?

Stiamo assistendo ad una vera e propria morte dei valori e quindi il disagio di questi ragazzini si trasforma nel vivere in una giungla dove regna il più forte. È troppo facile, ed è anche legittimo, per carità, invocare la punibilità dei reati per questi adolescenti (?), bambini (?), che li commettono. Ma questa non può essere l’unica risposta perché dietro a questa lunga e sconvolgente scia di sangue ci sono storie complesse e difficilmente assimilabili in un unico contesto.

Ci sono i ragazzini delle stese e delle paranze, figli e ammiratori del mondo di sotto, ci sono i ragazzini della movida e i senza famiglia li trovi in tutti i ceti sociali. E, dunque, siamo davvero convinti che la questione sia solo quella dei figli del sistema criminale napoletano? Quelli che affollano le nostre periferie, i quartieri a rischio, le aree disagiate e insicure, le zone buie della città? Tutti conosciamo le storie di Arturo e di Gaetano. L’accoltellamento a via Foria e il pestaggio di Chiaiano. Conosciamo le mamme delle vittime e oggi sappiamo anche che la mamma di uno degli aggressori ha spinto il figlio della gang di picchiatori ad andare dalla polizia che aveva individuato invece il fratello più grande che non c’entrava nulla. Ma sappiamo anche di un altro genitore che ha ordinato al figlio di tacere, di non rispondere alle domande dei poliziotti. Vedete com’è articolato questo universo? Anch’io, come tanti voi, mi chiedo come la società debba intervenire? Penso innanzitutto alla scuola dove, se addirittura padre Alex Zanotelli parla di insegnanti inadeguati che pensano solo ai soldi, ci rendiamo conto della necessità di una rivoluzione epocale.

È faticoso educare. Non lo sanno fare molto spesso i genitori, non ne sono all’altezza neanche i professori. Riflettiamo sul tasso di abbandono scolastico. In Campania siamo al 18 per cento. Padre Zanotelli citando il suo Rione Sanità ci sbatte in faccia la storia di quella classe che all’inizio dell’anno scolastico contava 25 allievi che sono diventati 5. Perché non riusciamo a trattenere i ragazzi in quelle aule? Perché non investiamo risorse nella scuola pubblica, anche per la formazione dei docenti?

Altro che soldati, c’è bisogno di un esercito di maestri, di insegnanti. E le istituzioni dovranno finalmente decidere prima o poi che fare, come agire in quelle famiglie del sistema criminale per evitare che il destino di quei figli sia uguale a quello dei loro genitori. Qui si vede la forza di uno Stato capace o meno di erogare servizi, di assistere chi ha bisogno di essere assistito. Da una parte dobbiamo cominciare. Il tema della sicurezza urbana non è un tema secondario, anzi, magistrati e rappresentanti delle forze dell’ordine ci devono dire come intendono affrontare questa emergenza. Se una volta i muretti rappresentavano il simbolo di una gioventù bruciata, i vicoli di oggi, le piazze o le strade affollate di baretti e gazebo rappresentano l’immagine della crisi di oggi. Certo, alcune volte serve fare appelli, chiedere aiuto ma soprattutto dobbiamo sapere che tutti noi, ma proprio tutti, non possiamo più essere passivi. Il nostro destino dipende da noi.

UN articolo di Sandro Ruotolo - Corriere del Mezzogiorno 17 01 2018


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Data ultima modifica: 22 gennaio 2018