LICEO CLASSICO EMANUELE: STUDENTI PROTESTANO CONTRO IL FAI

Una nota disciplinare e il sette in condotta a fine anno per essersi rifiutati di lavorare gratis due giorni fa, domenica delle palme.

È quanto è stato minacciato agli studenti del liceo napoletano Vittorio Emanuele. Avrebbero dovuto illustrare ai turisti le meraviglie del Museo di mineralogia dell’università Federico II durante una delle due giornate gestite dal Fai, Fondo ambientale italiano e nelle sue giornate di primavera in cui apre centinaia di luoghi normalmente chiusi al pubblico.

Il badge che avrebbero dovuto indossare li qualificava come «volontari». «Più di un mese fa – raccontano gli studenti – avevamo spiegato che in quella settimana saremmo stati fuori per il viaggio di studio. Siamo tornati sabato, molti abitano lontano, volevamo passare la domenica in famiglia. Invece ci hanno obbligato ad andare».

Obbligati perché l’iniziativa è stata inserita nelle 200 ore di alternanza Scuola – lavoro, ore non retribuite né rimborsate. Così i ragazzi si sono presentati per svolgere il compito ma con un badge più accurato, di loro creazione: «Alternanza Scuola – sfruttamento. Questo non è formativo». I turisti hanno chiesto della singolare protesta e hanno anche apprezzato.

«La delegata Fai ci ha minacciati di non ammissione all’esame. Ha chiamato la preside e i nostri professori, che si sono precipitati al museo e così le discussioni sono diventate sempre più accese».

Lunedì la stessa delegata si è presentata al liceo per pretendere provvedimenti, ieri pomeriggio c’è stato un consiglio di classe. «Abbiamo constatato sulla nostra pelle cosa comporta far entrare gli enti privati nella scuola pubblica – concludono i ragazzi -. Adesso gli enti hanno diritto di parola sul percorso formativo. Almeno abbiamo anche sensibilizzato i turisti su un problema che vivono tutti gli studenti».

Nei giorni avevamo documentato le proteste nazionali dei professionisti dei beni culturali – col gruppo «Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali» – che contestavano l’uso troppo esteso dei volontari da parte del Fai e il modello spot di fruizione dei luoghi e dei musei.

Lettera del FAI al manifesto del 29 marzo 2018

Il progetto di cittadinanza attiva “Apprendisti Ciceroni”, realizzato nell’ambito delle Giornate FAI di Primavera, coinvolge da oltre vent’anni numerosi studenti in tutt’Italia e l’alto valore di questa iniziativa ha spinto nel tempo diversi docenti a richiederne la declinazione nell’ambito della legge 107, la cd. Alternanza Scuola Lavoro.

“Il percorso svolto in collaborazione con il FAI”, precisa la Dirigente Scolastica del Liceo Vittorio Emanuele II di Napoli in una lettera rivolta al FAI “è altamente formativo per acquisire coscienza del valore della tutela dei beni culturali del nostro Paese, missione che il FAI persegue da oltre quarant’anni con indiscutibile successo.” Spiace quindi che alcuni studenti abbiano colto l’occasione per manifestare il proprio dissenso con una contestazione che, come spiega la Dirigente nella stessa lettera, risulta “assolutamente pretestuosa e fuori luogo, non però rivolta al FAI ma all’attuazione dell’alternanza scuola lavoro”.

Ci scusiamo invece se il tutor FAI è andato al di là del proprio ruolo, ossia fornire all’istituzione scolastica tutti gli elementi per valutare le attività degli studenti, senza entrare nel merito del loro comportamento la cui valutazione compete unicamente al Consiglio di classe.

Ufficio Scuola FAI

La lettera della Rete della Conoscenza del 29 marzo 2018

“Gli studenti del liceo Vittorio Emanuele di Napoli avrebbero dovuto fare da guida ai turisti nel Museo di mineralogia della Federico II durante una delle due giornate gestite dal Fai, Fondo ambientale italiano, che spesso apre centinaia di luoghi normalmente chiusi al pubblico” – spiega Francesca Picci, coordinatrice nazionale dell’Unione degli studenti – “I ragazzi coinvolti in questo percorso di alternanza scuola-lavoro però sarebbero stati costretti a lavorare gratuitamente durante i giorni festivi per un’attività lontana dagli obiettivi formativi”.

“Gli studenti si sono rifiutati di indossare il badge che li qualificava come ‘volontari’, sostituendo la dicitura con “alternanza scuola-sfruttamento. Questo non è formativo” e hanno protestato sul luogo di lavoro denunciando lo sfruttamento e astenendosi dall’attività” – continua Picci – “Una nota disciplinare e il sette in condotta a fine anno per essersi rifiutati di lavorare gratis è quanto è stato minacciato agli studenti del liceo napoletano Vittorio Emanuele che hanno deciso di astenersi dallo sfruttamento in alternanza”.

“La delegata Fai ha minacciato gli studenti di non ammissione all’esame, istigando preside e professori a punire la protesta con sanzioni disciplinari ed il 7 in condotta” – dichiara l’Unione degli Studenti – “è così che i privati entrano nelle scuole pubbliche per soddisfare i loro interessi ed uccidere la libertà degli studenti, appropriandosi del diritto di parola sui percorsi di formazione dell’istruzione pubblica”.

“Gli enti esterni non devono decidere sulla valutazione degli studenti e noi non possiamo più accettare di essere sfruttati e subire i ricatti di chi ci vuole asservire” – attacca Francesca Picci – “Servono delle forti tutele per gli studenti che svolgono percorsi di alternanza scuola- lavoro, un codice etico che tuteli realmente gli studenti dai casi di sfruttamento e da tutte le iniziative illegittime che, sotto la presunta formazione nascondono l’ utilizzo del lavoro gratuito degli studenti e delle studentesse!”.

Francesca Picci, coordinatrice nazionale dell’Unione degli studenti

Un articolo de Il Manifesto - Adriana Pollice 29 03 2018


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6 aprile 2018

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