SEMPRE MENO BIMBI ALL’ASILO

Gli asili si stanno svuotando, due scuole su tre non sono accessibili per i disabili e i giovani laureati emigrano sempre più numerosi in cerca di lavoro. Con una differenza tra Nord e Sud da far paura.

Un Paese a due velocità, l’Italia, dove nascono sempre meno bambini e gli anziani vivono più a lungo. Gli asili si stanno svuotando, due scuole su tre non sono accessibili per i disabili e i giovani laureati emigrano sempre più numerosi in cerca di lavoro. Con una differenza tra Nord e Sud da far paura. Diminuiscono i delitti, aumenta il reddito pro capite ma si erode il patrimonio. A scattare la fotografia dell’Italia è l’Istat con l’aggiornamento annuale del sistema di indicatori del Benessere equo e sostenibile dei territori, riferiti alle province e alle città metropolitane italiane, che analizza diversi aspetti della vita degli italiani.

IL TRENDPartendo dai più piccoli emerge che nascono meno i bambini e per accorgersene basta guardare le scuole materne: in 10 anni, dal 2008 al 2017, la partecipazione dei bambini di 4 e 5 anni è diminuita ovunque ad eccezione di come Bolzano che segna un +1,5% e Nuoro con +1,1%. Il calo maggiore si registra a Caserta e a Roma, ultima in classifica, dove si sono persi rispettivamente 7 e 10 punti percentuali. «Purtroppo si tratta di un trend in crescita - spiega Gianluigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni di famiglie - e siamo destinati ad andare sempre peggio: mi sento di dire che sarà così tra un anno e sarà anche peggio tra dieci anni.

I dati sono decisamente preoccupanti ma la politica non riesce a dare risposte concrete. La demografia ha a che fare con soluzioni di lungo periodo ma, purtroppo, nel nostro Paese in questo senso abbiamo una grave miopia. Nessun schieramento politico vuole affrontare il problema. Un atteggiamento miope.

Eppure la politica può fare molto, basta guardare le differenze territoriali: a Bolzano, ad esempio, il problema non esiste quindi vuol dire che le soluzioni possono trovare. Facciamo due conti: ogni anno, grossomodo, nascono 400mila bambini a fronte di 600mila morti. Praticamente ogni anno scompare una città come Reggio Emilia se non più grande. E neanche l’immigrazione riesce a coprire questo gap. Serve che la politica dia risposte: non c’è più tempo da perdere».

PROBLEMI Nelle scuole il calo demografico non è l’unico problema: in Italia infatti il 31,5% degli edifici scolastici è libero dalle barriere fisiche. Meno di una scuola su tre, quindi, può contare su rampe, ascensori, bagni, porte e scale a norma. Quasi tutte le province del Nord superano la media, una percentuale che scende mano a mano che si scorre verso il Sud dove ci sono 18 delle 23 province italiane più svantaggiate.

Una scuola che procede in salita fino al raggiungimento della laurea: a quel punto le differenze tra meridione e settentrione si fanno sentire anche sui flussi di migrazione interna. In un anno parte dal Sud una media di 23 laureati ogni mille residenti, nelle regioni del Centro il saldo tra partenze e arrivi è leggermente negativo con un -3 per mille mentre al Nord si registra un saldo positivo con +8 per mille.

Un dato rassicurante per gli italiani riguarda l’aspettativa di vita alla nascita che, dopo un calo del 2015, nel 2017 si è attestata a 82,7 anni a livello nazionale, allungandosi di 2 anni rispetto al 2004. Il divario tra le donne, che raggiungono gli 84,9 anni, e gli uomini con 80,6 è di 4,3 anni.

Un altro aspetto positivo riguarda la sicurezzavisto che in Italia, nel 2017, sono stati denunciati in media 209,5 delitti per 10mila abitanti. Rispetto a quanto accadeva nel 2008, i delitti sono in calo ovunque ad eccezione di Matera , Parma e Livorno. Oggi il tasso di delitti violenti denunciati è in media pari a 17 per 10mila abitanti con picchi notevoli a Napoli Rimini, Milano e Imperia.

SICUREZZA La città più sicura? Pordenone con una media di 8,5 delitti per 10mila abitanti, un dato praticamente dimezzato rispetto a quello nazionale. Nei due anni compresi tra il 2014 e il 2016 è aumentato del 3,6% il reddito medio procapite degli italiani: si tratta, in media, di 600 euro in più persona. Ma, nei 4 anni dal 2012 al 2016, si è eroso il patrimonio per persona: vale a dire case, proprietà, risparmi e attività reali e finanziarie. Si è passati da circa 156 mila euro del 2012 a circa 153.000 del 2016: ben 2600 euro in meno per italiano in soli quattro anni.

Lorena Loiacono 30 05 2019 Il Messaggero

Data ultima modifica: 31 maggio 2019