L’attacco al Terzo Settore devasta l’Italia civile

Gentile direttore,

è vero: oggi chiunque, di formazione cattolica o laica, operi nel Terzo settore deve fare i conti con un clima culturale decisamente peggiorato. La discussione, avviata in queste settimane dalle colonne di questo quotidiano, ha il grande merito di aver fatto riemergere il tema della condizione e del ruolo di questa fondamentale ’infrastruttura’ sociale del nostro Paese. L’Arci, nel suo ultimo Consiglio nazionale di pochi giorni fa, ha dibattuto molto dell’argomento. Abbiamo assunto alcuni impegni di lavoro, come associazione e nelle reti di rappresentanza di cui siamo parte.

Da tempo denunciamo i pericoli per la nostra democrazia derivanti da un certo lavoro di delegittimazione del ruolo dei corpi intermedi, dalle ’apologie’ di varia provenienza della disintermediazione. E oggi abbiamo di fronte un ’salto di qualità’ nell’attacco al Terzo settore: si mina con il sospetto e la diffamazione la fiducia dei cittadini nei confronti di organizzazioni che fino a ieri sempre avevano raccolto fiducia e sostegno, alimentando la conflittualità tra gli ultimi. L’effetto è devastante: si diffondono comportamenti e atteggiamenti che accrescono le tensioni, distruggono la coesione, producono separazione e divisione. Tutto si individualizza, si brutalizza, scatenando istinti di aggressione verso chi è più debole. È necessario battersi per arginare questa deriva e ribaltare questa egemonia valoriale. E l’occasione può essere offerta, paradossalmente, proprio dall’attuazione della tanto discussa riforma del Terzo settore.

La riforma sembra avanzare coi suoi dispositivi, ma, purtroppo, con molta fatica. Va sottolineato, infatti, che i recenti provvedimenti approvati sono solo quelli risalenti alla precedente legislatura e rimasti chiusi per mesi nel cassetto. Inoltre, l’opera di ingegneria legislativa alla base della riforma ha riconosciuto finalmente una legittimità piena al Terzo settore, ma il suo dipanarsi applicativo ha destato preoccupazione, smarrimento, ansia nelle migliaia di organizzazioni e nei milioni di cittadini, lavoratori e volontari impegnati. Detto questo, andrebbe colta l’opportunità di ribadire che la sussidiarietà, su cui si poggia gran parte del welfare e delle opportunità culturali, ha efficacia solo se è organizzata, solo se non consiste in attività frutto di una semplice somma di individui, ma si riconosce in un progetto che li accomuna. Riaffermare il diritto alla libera autorganizzazione, difendere il valore della partecipazione, della democrazia rappresentativa, dell’intermediazione sono altresì punti cruciali per lavorare a un ’capovolgimento’ della prospettiva.

La nostra esperienza, quella di un Terzo settore con attitudine ricreativa, ci dice che queste pratiche e valori - coltivando pensiero critico, e definendo una ’cultura’ - hanno efficacia nel contrasto alle solitudini. Fare il giusto assieme al bene è una risorsa preziosa, perché promuove emancipazione dei singoli e della collettività, dentro un progetto collettivo e di condivisione di passioni. Le risorse economiche di conseguenza non sono un dato secondario, ma sono centrali per lo sviluppo di quella Italia civile che oggi rappresenta l’ossatura della coesione sociale sempre più sottoposta a erosione e delegittimazione. L’economia civile o solidale è un presupposto cardine perché la sussidiarietà circolare trovi modo di concretizzarsi.

Ma al tempo stesso il principio e la pratica dell’autofinanziamento attraverso le attività di volontariato e promozione sociale rappresentano un elemento fondamentale da salvaguardare, perché si garantisce terzietà, autonomia e soggettività delle associazioni. Per contrastare una deriva pericolosa, dal nostro punto di vista, è necessario far sentire la voce di un mondo complesso che lavora quotidianamente in tante forme e chiedere al Governo di riconoscere il ruolo fondamentale svolto da tutte le organizzazioni del Terzo settore, spesso unico baluardo a sostegno della coesione sociale e della lotta alle diseguaglianze.

Francesca Chiavacci - Presidente nazionale dell’Arci - Avvenire.it 10 05 2019

Data ultima modifica: 5 giugno 2019