Fermiamo la secessione

A seguito delle roventi polemiche estive esplose negli ultimi giorni tra Lega e sul tema dell’Autonomia differenziata, bene ha fatto il Presidente della Regione Enrico Rossi a intervenire in merito, segnalando al Governo tutti gli errori commessi, chiedendo di “fermare i motori”, non escludendo altresì di ricorrere alla Corte Costituzionale.

Nonostante la poca trasparenza e le scarse informazioni ufficiali con le quali il Governo e le regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna stanno portando avanti il loro progetto, il disegno delle tre regioni del Nord risulta ormai evidente: acquisire maggiori poteri in tante materie fondamentali per i cittadini (Istruzione, Sanità, Ricerca, Infrastrutture, Beni culturali, Ambiente, Sicurezza sul lavoro e altro ancora), trattenendo per sé le risorse relative derivanti dal gettito fiscale, con l’ambizione di diventare un’Italia di serie A, più veloce e competitiva rispetto al resto del paese.

I giochi sono risultati chiari soprattutto rispetto al tentativo di Lombardia e Veneto di farsi una vera e propria scuola “su misura”, finalizzata a formare gli studenti secondo percorsi di studio progettati in loco, reclutare direttamente Dirigenti Scolastici e docenti per sottoporli al controllo della politica regionale, istituire relazioni strutturali con imprese e stakeholders del territorio per piegare l’istruzione al mercato del lavoro locale.

Questa materia è divenuta di dominio pubblico solo dopo lo stop imposto dal premier Conte al progetto di regionalizzazione dell’istruzione e le scomposte reazioni dei Governatori di Lombardia e Veneto.

Fino ad allora infatti i cittadini sapevano poco o niente di questo progetto: tutto è stato discusso all’interno di riunioni ristrette, le bozze di intesa tra Stato e Regioni non sono mai state pubblicate ufficialmente e il Parlamento non ha mai avuto modo di parlarne. Solo il mondo della scuola aveva lanciato l’allarme ed aveva anche proclamato uno sciopero, sospeso per l’appunto a seguito di ben precisi accordi sottoscritti tra le organizzazioni sindacali e il Presidente del Consiglio per escludere l’istruzione dal regionalismo.

Ben venga pertanto un’ampia fase di confronto sul tema, come ha proposto il governatore Rossi, ma non solo per individuare in modo condiviso eventuali condizioni di maggiore autonomia alle Regioni, ma soprattutto per bloccare definitivamente qualsiasi progetto di natura secessionista ed escludere definitivamente l’istruzione da qualsiasi differenziazione territoriale.

Si apra piuttosto un serio dibattito su come affrontare e risolvere le grandi emergenze di questo paese, a partire appunto dal diritto all’istruzione, da garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale e da preservare come cardine e collante della coesione sociale e civile del nostro paese.

Firmato: Paola Pisano, Segretaria Generale Flc Cgil Firenze (intervento pubblicato su La Nazione 26 07 2019)

Data ultima modifica: 29 luglio 2019