C’è da rifare la suola... pardon, la scuola

Il nostro Paese non crede più nella sua scuola perché, da tempo, non investe in idee, prospettive e visioni!

In Italia non si investe più sulla scuola ma si sta “investendo la scuola” con la consapevole colpevolezza di un autista ubriaco che sceglie di condurre il suo mezzo nonostante l’evidente stato di incapacità.

I dati di fatto sono ormai macroscopici, ai limiti del paradosso.

Il nuovo anno scolastico è appena iniziato e, fra poco, gli studenti, gli insegnanti ed il personale torneranno in classe ritrovando gli stessi problemi strutturali della scuola italiana ai quali, purtroppo, se ne sono aggiunti di nuovi. Riporto qualche dato oggettivo a titolo di esempio.

Per ciò che è di competenza dello Stato, la scuola inizierà con:

la mancanza di molti docenti nei vari ordini di scuola per via di un perverso meccanismo di nomina dei supplenti che, ritardando la sua partenza, causa i ritardi nell’assegnazione;

la mancanza di specializzazione di moltissimi docenti impiegati su posto di sostegno;

la scarsissima disponibilità di docenti specializzati per insegnare la lingua inglese alle scuole primarie;

un organico potenziato che non risolve i problemi delle supplenze;

un’autonomia scolastica interpretata da qualche dirigente come competizione fra scuola e non come collaborazione ai fini di garantire un’equilibrata offerta formativa alle famiglie;

risorse inadeguate per quei genitori che hanno scelto, per i loro figli, le attività alternative alla religione cattolica.

Occorrerebbe risolvere definitivamente il problema del precariato, servirebbe obbligare tutti i docenti ad acquisire la specializzazione per lavorare nelle classi in cui sono inseriti alunni con disabilità, bisognerebbe formare i docenti della scuola primaria nell’insegnamento della lingua inglese, ci vorrebbe un rinnovamento per contrastare l’abbandono scolastico e avremmo bisogno soprattutto di sentire che qualcuno crede nella scuola come futuro che si inizia a coltivare nel presente.

Per come vedo la scuola io, manca una visione ed un conseguente progetto a breve e a medio termine per realizzarla. Le risorse si possono trovare solo se si hanno idee e si crede davvero che il nostro Paese abbia bisogno di cittadini istruiti e consapevoli.

In breve, ci sarebbe bisogno di investimenti culturali ed economici.

Per ciò che è di competenza del Comune di Ferrara, la scuola inizierà con:

– edifici scolastici in cui sono ancora in corso dei lavori iniziati in estate; – una serie lunghissima di richieste per interventi di manutenzione (dal citofono che non funziona alle grondaie intasate, dalle veneziane rotte alle cassette dei gabinetti che perdono acqua, dai problemi elettrici a quelli idraulici, dalle richieste di falegnameria a quelle relative alle linee telefoniche). Tali richieste difficilmente saranno evase in tempi rapidi poiché gli addetti del Comune sono andati in pensione ma non sono stati sostituiti ed i lavori vengono appaltati a ditte esterne; – la storica scarsità di materiali per la pulizia dei locali o per la cura della persona (il sapone o la famosa carta igienica) che costringono a chiedere aiuto ai genitori o a richiedere un contributo volontario; – la solita lentezza dei collegamenti internet delle scuole che impedisce di mettere in pratica quella didattica digitale di cui si fa un gran parlare; – la necessità urgente di rivedere la composizione degli istituti comprensivi ricomponendo le scuole in una nuova organizzazione poiché quella attuale sta creando diversi problemi quali la concentrazione di alunni in alcune scuola a scapito di altre che sono sull’orlo della chiusura.

Credo che nemmeno quel “povero Cristo”, che qualcuno vuole inchiodare per forza nelle nostre aule senza nemmeno chiedere il permesso, potrebbe risolvere miracolosamente tutti questi problemi. Ci sarebbe bisogno della volontà di considerare le scuole come importanti ambienti di apprendimento e di crescita durante i 9 mesi scolastici ma anche come nuovi luoghi di socializzazione durante l’estate.

In breve, ci sarebbe bisogno di investimenti culturali ed economici.

Nonostante il quadro d’insieme non sia bello, io ho la speranza di chi crede che chi continua a far vivere la scuola della Costituzione non sono i governanti ma gli insegnanti, non è l’apparato comunale ma il personale, non sono i potenti ma gli studenti.

Questa mia speranza non risolverà i problemi strutturali, né quelli materiali ma spero che aiuti le persone che lavorano a scuola a comprendere la potenza di questo nostro mestiere straordinario che, mettendoci a contatto quotidianamente col futuro, ci permette di creare e di far crescere la piccola comunità della classe, che può consolidarsi anche a partire dai problemi, dal modo in cui li affrontiamo e dalle soluzioni che poi adottiamo.

“La scuola siamo noi” non è solo uno slogan e, se noi vogliamo una scuola diversa, anche nel nostro piccolo, noi possiamo viverla e farla vivere.

Vado oltre e dico che “se noi voliamo in una scuola diversa”, cioè apriamo le ali dell’immaginazione e ne abbiamo una visione dall’alto, allora possiamo concretamente sollevarci e sollevare i nostri alunni in una visione alta della scuola e della società.

Mauro Presini maestro elementare 14 09 2019

Data ultima modifica: 14 settembre 2019