MATURITA’: La traccia di storia torna come esame

«Ho condiviso la preoccupazione di fondo espressa nel il Manifesto firmato da una parte rilevante della società italiana». E annuncia: «Nell’ultimo anno di scuola superiore il Novecento deve acquistare centralità»

Andrea Giardina, Liliana Segre, Andrea Camilleri e tanti altri personaggi di rilievo nella società e nella cultura italiana hanno promosso un manifesto. Nessuna richiesta rivoluzionaria: semplicemente, reintrodurre la traccia di storia nella prima prova dell’esame di maturità. Oggi, 26 ottobre, il ministro dell’Istruzione risponde a quell’appello: «Solo la conoscenza del passato può permetterci di costruire il futuro».

La storia deve tornare all’esame di maturità, dice Lorenzo Fioramonti in un’intervista a Repubblica: «La traccia storica sarà ripristinata nelle prove scritte della maturità – afferma, aggiungendo che non avrebbe potuto – ignorare il manifesto firmato da una parte rilevante della società italiana. E ne ho condiviso la preoccupazione di fondo».

Cambiare le modalità d’insegnamento della materia

«Questo è solo il primo passo di un percorso che prevede il rafforzamento dello studio della storia nelle scuole di ogni ordine e grado». Fioramonti ammette però la necessità di intervenire sull’insegnamento della disciplina: «Il modo in cui si insegna la Storia non può essere solo una sequela di date e di battaglie da mandare a memoria, ma il racconto di una evoluzione umana in ambiti che ancora ci riguardano come il progresso sociale, la conquista dei diritti civili, la partecipazione democratica».

Aggiornare i libri di testo

Il ministro solleva una critica all’editoria di settore: «Anche i libri di testo dovrebbero cercare di essere meno didascalici per offrire strumenti stimolanti agli occhi di un insegnante invogliato a essere più dinamico». E parla anche dell’apertura di un dialogo con i docenti: «Il mio obiettivo è ottenere una periodizzazione diversa che consenta agli insegnanti dell’ultimo anno di dedicare le lezioni di storia all’intero Novecento: non solo le due guerre mondiali con fascismo, comunismo e nazismo, ma anche il periodo che resta sempre nell’ombra ossia il secondo dopoguerra, il processo di industrializzazione, il boom economico, la globalizzazione».

Più importanza al Novecento

«Nell’ultimo anno il Novecento deve acquistare centralità, ma non può essere trascurato il percorso storico precedente». L’intervista di Fioramonti si conclude con una frecciatina al suo predecessore, l’ex ministro Marco Bussetti (Lega), il quale lo scorso 25 aprile decise di non prendere parte alla festa della Liberazione: «Io sarò in piazza, insieme a coloro che la considerano una data fondativa della democrazia italiana, ossia la liberazione di un popolo dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista. Come ho sempre fatto. Ogni Paese ha il suo calendario civile: rinnegare questi legami significa disintegrare una comunità».

Un articolo di Felice Florio - Open 26 10 2019

- qui il testo dell’appello: Riprendiamoci la storia

Data ultima modifica: 28 ottobre 2019