"Una scuola separa i bambini in base al reddito"

Dopo le parole della ministra Azzolina, l’Istituto dell’Ic di Via Trionfale è intervenuto sulla polemica scoppiata intorno al modo in cui la scuola presentava la distinzione delle proprie classi: tra riservate ai figli dell’alta borghesia e quelli delle colf

In una scuola elementare, generalmente, l’unica divisione che riguarda i bambini è quella in classi. In sezioni, al più. Stupisce quindi – per utilizzare solo un eufemismo – sapere che un istituto scolastico romano ha invece ritenuto opportuno, se non doveroso, specificare il tipo di estrazione sociale dei bambini che la frequentano.

La scuola in questione è l’IC Via Trionfale, la quale è nata nell’anno scolastico 2012/2013 a seguito dell’aggregazione con la Scuola Secondaria di primo grado di via Vallombrosa. L’istituto si divide in quattro plessi che sembrerebbero accogliere “tipologie” sociali di bambini diverse tra loro. O almeno è quanto spiegato direttamente sul sito ufficiale della IC Trionfale, dove alla voce presentazione è possibile leggere questa descrizione:

“La sede di via Trionfale e il plesso di via Taverna accolgono alunni appartenenti a famiglie del ceto medio-alto, mentre il Plesso di via Assarotti, situato nel cuore del quartiere popolare di Monte Mario, accoglie alunni di estrazione sociale medio-bassa e conta, tra gli iscritti, il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana; il plesso di via Vallombrosa, sulla via Cortina d’Ampezzo, accoglie, invece, prevalentemente alunni appartenenti a famiglie dell’alta borghesia assieme ai figli dei lavoratori dipendenti occupati presso queste famiglie (colf, badanti, autisti, e simili)”.

A riportare la notizia è Leggo.it. Ai genitori, dunque, vengono forniti dettagli che potremmo definire quantomeno inusuali e non certo attinenti alla scuola e alla sua offerta formativa. D’altronde l’istituto è sito in un territorio la cui ampiezza, si legge sempre online nella presentazione, “rende ragione della disomogeneità della tipologia dell’utenza che appartiene a fasce socio-culturali assai diversificate”. Senza dubbio i 4 plessi sono divisi tra due municipi di Roma, il XIV e XV, e la scuola ha quindi ritenuto importante specificare dove vanno a scuola i figli delle badanti, o fare una divisione netta tra ricchi e poveri.

Naturalmente le informazioni contenute nella presentazione dell’istituto, le quali generalmente fanno riferimento alla sola offerta formativa, alle strutture e ai laboratori, hanno sollevato una forte polemica, con le famiglie che hanno fatto emergere la grave indelicatezza nel parlare di questo tipo di divisioni, o applicarle, soprattutto nei riguardi di bambini.

Rimossa dal sito la frase incriminata

Dopo le polemiche, l’istituto ha rimosso la fase incriminata dal proprio sito. In una nota diffusa alla stampa, l’istituto si è difeso affermando che sulla presentazione non vi era “Nessun intento discriminatorio ma una mera descrizione socio economica del territorio”. La scuola ha poi confermato di aver cancellato le definizioni che “possono essere interpretate in maniera discriminatoria”.

“L’istituto scolastico – si legge ancora nella nota – non ha mai posto in essere condotte discriminatorie nella ripartizione degli alunni nei diversi plessi o nelle diverse classi”.

“Infatti, è importante chiarire che al momento dell’iscrizione dei propri figli, sono i genitori a scegliere uno dei 4 plessi scolastici dell’istituto IC via Trionfale sulla base dei criteri della residenza e/o del luogo di lavoro -prosegue la nota- in ogni caso, si ritiene opportuno procedere ad una modifica del POF perché siano rimosse le definizioni interpretate in maniera discriminatoria e perché si possano descrivere compiutamente i percorsi formativi e inclusivi realmente applicati e portati avanti dalla scuola e dalle famiglie dell’IC Via Trionfale”.

“La scuola, infatti, attua costantemente e quotidianamente, attraverso l’istituzione scolastica, attraverso il lavoro dei docenti e attraverso la collaborazione delle famiglie, le migliori e più opportune pratiche per l’inclusione e la rimozione di qualunque discriminazione”.

La ministra Azzolina: “La scuola favorisca l’inclusione”

Sull’argomento è anche intervenuta la ministra della Scuola Lucia Azzolina, che ha espresso il suo pensiero su Twitter.

“La scuola dovrebbe sempre operare per favorire l’inclusione. Descrivere e pubblicare la propria popolazione scolastica per censo non ha senso. Mi auguro che l’istituto romano di cui ci racconta oggi possa dare motivate ragioni di questa scelta. Che comunque non condivido” ha scritto la ministra.

Ancora sulle "scuole classiste".

Informazioni sulle professioni svolte dai genitori di studentesse e studenti delle scuole non c’entrano nulla con la qualità dell’insegnamento. La qualità di una scuola è data dall’esistenza di prassi e idee condivise, dalla presenza di docenti competenti, da scelte didattiche efficaci perché ragionate e non dettate dalla routine, da una valutazione vissuta come occasione di apprendimento e non imposta come erogazione di premi e punizioni e da tante altre cose.

Tuttavia, la maggior parte delle famiglie è interessata al livello socioeconomico dell’utenza. E la trasparenza che con tanta retorica in questi trent’anni è stata inseguita ha costretto le scuole a elargire pubblicamente informazioni su questo aspetto, finendo con il rafforzare e legittimare le scelte classiste di famiglie classiste.

Fanno parte di queste informazioni anche i risultati delle prove Invalsi, che riflettono molto più il livello socioeconomico di studentesse e studenti che la qualità dei processi educativi progettati/realizzati da dirigenti e docenti. Fanno parte di queste informazioni le classifiche di Eduscopio, che ancor meno delle prove Invalsi misurano la qualità dei processi educativi e ancor più di quei test riflettono lo stato socioeconomico della cosiddetta utenza delle scuole. E sono le stesse classifiche pubblicate dalla stessa stampa progressista che stigmatizza le scuole che - in ottemperanza alla retorica della trasparenza - descrivono dal punto di vista socioeconomico la propria "utenza". Ed è la stessa stampa progressista che in questi anni ha entusiasticamente avallato riforme che hanno imposto questa trasparenza.

Una trasparenza poco trasparente, che nasconde la qualità educativa ma riproduce disuguaglianze – che fuori e dentro la scuola sono sempre esistite – sancendole e legittimandole.

Ci piacerebbe rimettere in discussione questo opaco approccio alla trasparenza, che rientra in una più generale visione immeritevole del merito e iniqua dell’equità. Abbiamo però l’impressione che questo approccio vada bene alla maggior parte delle famiglie, dei giornali, delle ministre e dei ministri e persino di dirigenti e docenti. Quindi, ci limitiamo a evidenziare l’incoerenza di chi denuncia il classismo alimentandolo quotidianamente.

dalla Rete grazie a Dino

Data ultima modifica: 17 gennaio 2020