Bilanciare salute e libertà

Nella tarda serata di lunedì 9 marzo, il governo ha deciso di adottare un decreto che è andato ad estendere le già rigorose misure prese in data 8 marzo per alcune Regioni e province del Nord, a tutto il territorio italiano.

Il provvedimento si è reso necessario, e non più procrastinabile, a seguito dei dati diffusi dalla Protezione civile che, poche ore prima, avevano evidenziato un costante ed incessante aumento del numero dei contagi e dei decessi.

Il decreto, che consta di due soli articoli, va ad omogenizzare le regole su tutto il territorio nazionale, estendendo a partire dal 10 marzo, e fino al 3 aprile, a tutte le regioni le misure già attive in Lombardia e in altre 14 province del Nord.

L’Italia non sarà più divisa in diverse zone, distinte sulla base della gravità del contagio, ma ci sarà un’unica zona protetta, sulla quale insisteranno regole comuni.

Dal testo del decreto si evincono due macroscopiche novità.

La prima è quella per cui su tutto il territorio italiano saranno da limitare gli spostamenti, salvo casi in cui il cittadino possa autocertificare la sussistenza di comprovati motivi legati ad indifferibili esigenze lavorative o situazioni di emergenza, tali da giustificare la propria circolazione.

La seconda comporta invece il divieto di assembramenti di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico al fine di contrastare quelle deprecabili situazioni di “movida” che hanno contraddistinto, negli ultimi giorni, gran parte delle città.

Il governo ha quindi proceduto ad un contemperamento tra interessi attraverso un’opera di bilanciamento. Questa è stata contraddistinta da una previa valutazione dei valori coinvolti, da una conseguente valutazione della loro effettiva consistenza e in una successiva traduzione di queste due fasi nella decisione di voler valorizzare la salute dei cittadini, sancita dall’art. 32 della Costituzione.

Tale azione di bilanciamento deriva dall’immagine della “bilancia” (scale, nel linguaggio anglosassone) ed evoca l’idea della pesatura tra pretese giuridiche confliggenti, che origina dalla consapevolezza che i testi costituzionali esprimono valori, in particolar modo nelle disposizioni relative ai diritti, che richiedono ai decisori politici una costante opera di ponderazione a secondo delle singole circostanze.

In questo caso, considerati i tragici avvenimenti legati alla diffusione del Coronavirus, il governo ha deciso di voler privilegiare il diritto alla salute, con un contestuale sacrificio dei valori della libertà di circolazione e della libertà di riunione.

Questo è avvenuto nel pieno rispetto del dettame costituzionale tenuto conto che la nostra Carta prevede espressamente, all’art. 16, che la libertà di circolazione possa essere limitata «per motivi di sanità o di sicurezza» e all’art. 17, sulla libertà di riunione, che questa essa possa essere vietata per «comprovati motivi di sicurezza e di incolumità pubblica».

L’obiettivo, e la speranza, è che misure più drastiche possano, al più presto, ricondurre ad un riequilibrio dei piatti della bilancia.

QUI è disponibile: Il testo del decreto.

* Consigliere di Prefettura e Dottore di ricerca in diritto pubblico all’Università Sapienza di Roma

www.treccani.it 10 03 2020

Data ultima modifica: 11 marzo 2020