Ore 11, inizia la telelezione tutti presenti ma niente voti

Sabato mattina, ore 11: c’è la lezione di fisica, tutti in classe.

Il professore chiama gli studenti, uno ad uno, loro entrano e salutano. Non manca proprio nessuno, si può iniziare con la lezione. Come fosse un sabato qualunque. Ed è proprio questo, forse, il segreto: far sì che tutto vada avanti, il più possibile, come prima. L’unica differenza è che mancano le quattro mura, la classe è virtuale: i ragazzi si collegano da casa.

E rispondono alla chiamata del professore: lui è Michele Passante, docente di fisica della V A del liceo scientifico Newton di Roma, guidato dalla preside Cristina Costarelli.Insegna fisica ma non solo: è l’animatore digitale del liceo. Vuol dire che si fa promotore, tra i colleghi docenti, della formazione digitale.

IL PERCORSO

Ogni scuola ha il suo animatore: una figura che, oggi, fa da collante tra i docenti e la didattica a distanza, resa necessaria dall’emergenza. Si entra in classe attraverso Zoom e l’impatto è immediato:

«Buongiorno, ci siamo tutti?» e si comincia. Sullo schermo appaiono, uno alla volta, tutti i ragazzi: la classe è al completo. Il professore condivide il tablet, rendendo visibile una sorta di lavagna digitale su cui scrive gli appunti e disegna. I ragazzi intervengono, uno alla volta, per fare domande o tornare su un argomento. Il professore li chiama per nome, c’è Aurora, poi Beatrice e poi Francesco. C’è il più spigliato, che prende la parola per rispondere alle domande del prof, e c’è la ragazza timida che, quando va sullo schermo, resta in silenzio.

Si parla di elettromagnetismo e campi magnetici, forza di Lorentz e teoria della relatività. Un ragazzo ha problemi con lo smartphone, cade la connessione e torna dopo due minuti: «Professore può ripetere quello che ha detto? Si è spento il telefono».

La classe è virtuale ma le dinamiche sono reali. A tutti gli effetti. I ragazzi si confrontano, si vedono gli uni con gli altri: si scherza, si sorride ma poi ci si concentra sugli approfondimenti seri. A fine anno c’è la maturità. E qui si fa sul serio.

«I ragazzi sono attenti, fanno domande e vogliono capire spiega il professore Passante sanno di dover sostenere l’esame e vogliono prepararsi. Con i ragazzi più piccoli, ad esempio con una classe terza, è più difficile il coinvolgimento. Con il V rispettiamo il più possibile gli orari scolastici, ci sono colleghi che hanno iniziato a fare anche più ore rispetto a quelle previste nella settimana tradizionale. Il contatto visivo è importante, tra loro ma anche con noi docenti.

Personalmente utilizzo da tempo le piattaforme online per inviare materiale didattico alle classi ma, nella scuola tradizionale, potevamo contare sul contatto visivo del giorno dopo, in classe. Ora non è più così, quindi diventa fondamentale vedersi in video: questa mattina (ieri ndr) abbiamo fatto lezione, poi ho assegnato degli esercizi e nel pomeriggio li correggiamo». Qui si entra nel tema spinoso delle verifiche.

È possibile fidarsi degli studenti, a distanza?

«In realtà non metto voti, in questo momento. Mi fido di loro perché sanno bene che non avrebbe senso copiare: questo è il momento di apprendere. Le valutazioni le faremo più in là. I ragazzi sanno bene che è nel loro interesse capire l’errore e correggerlo, senza fare i furbetti insomma. Poi, quando sarà il momento di mettere i voti, vedremo».

E la didattica prende forma, va avanti. Così come negli atenei dove forse, rispetto alle scuole, è partita in vantaggio grazie alle strutture e alla maggiore autonomia degli studenti universitari. Qualche esempio?

Alla Ca’ Foscari di Venezia sono partite le discussioni di laurea online fin dalla prima data prevista per una discussione tradizionale, alla Sapienza di Roma attualmente sono oltre 90 mila gli studenti che stanno seguendo le lezioni a distanza e sono 3.185 gli studenti che discuteranno la tesi di laurea tra marzo e aprile in modalità a distanza ma comunque in forma pubblica. A Tor Vergata sono 800 i ragazzi delle sei facoltà che discuteranno la tesi entro il 31 marzo e 18 mila quelli che seguono le lezioni da casa. Anche l’Università di Parma, dove l’emergenza è altissima, si va avanti con esami e discussioni di tesi online: solo mercoledì scorso si sono laureati 44 infermieri.

Lorenza Loiacono - Il Messaggero 22 03 2020

Data ultima modifica: 22 marzo 2020