ADDIO A GIORGIO PECORINI, L’AMICO VERO DI DON LORENZO MILANI

Perdiamo un testimone preziosissimo della vicenda umana milaniana.

Si definiva un "leale cittadino", Giorgio Pecorini, "un giornalista di limpido e scrupoloso mestiere." E’ morto a novantacinque anni nella sua casa di Volterra, vicino a Pisa. Le agenzie lo ricordano come l’amico "non credente" di don Milani. In realtà, oltre a essere stato un amico sincero del priore e fedele interprete, Pecorini fu anche uno di quei giornalisti che hanno contribuito alla rinascita del giornalismo democratico nell’Italia devastata dalla guerra: la sua tessera di professionista porta la data del 1 settembre del 1945 e tra le testate per le quali ha lavorato figurano il Corriere della Sera, il Giorno (fin dalla fondazione) l’Europeo e l’Espresso, ossia i settimanali che hanno raccontato il paese in profondità favorendone la crescita civile.

Il suo nome è legato a don Milani perché ne fu amico e ha trascorso gran parte della sua vita a difenderlo dai svariati tentativi di "appropriazione", "deformazione" e "strumentalizzazione", attività che l’ha tenuto impegnato fino ad anni recenti.

Lo incontrò la prima volta il 16 ottobre del 1958 a Barbiana. Da inviato dell’Europeo, gli chiese di intervistarlo sulla condizione dei preti. Era appena uscito il primo libro del sacerdote, Esperienze Pastorali, poi ritirato dal commercio con decreto del Sant’Uffizio perché ritenuto lettura inopportuna.

Pur essendo convintamente laico - e tale rimase tutta la vita - Pecorini strinse con il priore un’amicizia profonda, che avrebbe lasciato tracce anche nell’epistolario di don Milani. Dopo la morte del sacerdote, Pecorini avrebbe dato alle stampe numerosi articoli e saggi sulla scuola di Barbiana e sul suo artefice.

In Don Milani. Chi era costui? (Baldini & Castoldi) volle testimoniare l’incontro "tra un prete credente fino al martirio e un laico miscredente, incontro che si trasforma in amicizia e collaborazione nel rispetto reciproco, senza tentazioni convertitrici: testimonianza utile, credo, a far meglio intendere scelte e gesti di quel prete". Di temperamento riservato, non rivendicò mai un suo grande merito che fu quello di aver fatto conoscere l’esperienza scolastica di Barbiana da cui sarebbe nata la celebre Lettera a una professoressa, firmata da don Milani e i suoi ragazzi.

Così la sorella del priore scrisse di Pecorini: "Tra i diversi autori di libri su mio fratello, Giorgio è l’unico che l’abbia veramente conosciuto nelle sue vesti di sacerdote e di maestro, ed è uno dei pochi ’intellettuali’ capaci di instaurare con Lorenzo un rapporto di profonda amicizia e stima". Tra gli altri titoli di Pecorini, Il milite ignoto (Sellerio), storia di un giovane caduto nella prima guerra mondiale, e La suora, la monaca (Vallecchi), indagine sulle religiose nei conventi.

Giorgio Pecorini era sposato con la sorella maggiore di Oliviero Toscani, che ieri l’ha ricordato con affetto. "Per me Giorgio è stato un fratello maggiore, una figura importante nella mia formazione. Aveva un carattere incredibilmente tollerante, ed era un giornalista intelligente e rigoroso".

Un grande umanista animato da passione civile.

Un articolo di Simonetta Fiori - La Repubblica 08 08 20

Data ultima modifica: 17 agosto 2020