straBerry: una macchina di sfruttamento a Milano

Venivano pagati 4,5 euro all’ora, minacciati di licenziamento e costretti a sforzi fisici per accelerare la raccolta della frutta. Sequestrata un’azienda agricola di Cassina de’ Pecchi, la Straberry, che aveva ricevuto anche riconoscimenti dalla Coldiretti

Un sistema di sfruttamento della manodopera agricola a danno di circa 100 lavoratori extracomunitari. Per questo motivo i finanzieri del Comando provinciale di Milano hanno sequestrato un’azienda agricola, la Straberry di Cassina de’ Pecchi, nel Milanese, del valore complessivo di oltre 7,5 milioni di euro su decreto emesso dalla procura della Repubblica del Tribunale di Milano, convalidato poi dal gip.

Le indagini svolte dalla compagnia di Gorgonzola hanno permesso di rilevare delle anomalie nelle assunzioni e nelle retribuzioni dei dipendenti dell’azienda e la violazione delle norme che regolano l’impiego di braccianti agricoli. I lavoratori erano obbligati a prestare turni di oltre 9 ore al giorno e ricevevano in cambio una paga oraria di 4,5 euro nettamente inferiore a quella minima prevista dal contratto collettivo nazionale.

Nel sito della società, la Straberry si presenta come "un’impresa giovane e innovativa che rappresenta la più grande realtà in Lombardia che coltiva i frutti di bosco" ed ’esibisce’ il riconoscimento Oscar Green ottenuto da Coldiretti nel 2013 e 2014 e il riconoscimento di ’produttore di qualità ambientale Parco agricolo Sud Milano’ per l’impegno nell’ambiente. Il suo fondatore e amministratore delegato è Guglielmo Stagno d’Alcontres, 31 anni, bocconiano. Straberry conta su oltre 6 milioni di follower su instagram.

Alla ingiusta retribuzione si aggiungevano condizioni degradanti di lavoro nei campi: i braccianti erano vessati, vigilati costantemente dai responsabili e costretti a sforzi fisici pesanti per velocizzare la raccolta dei frutti senza tenere conto delle norme anti-Covid sul distanziamento sociale. I titolari dell’azienda facevano leva sul bisogno di lavorare per minacciare gli extracomunitari di licenziamento se non si fossero adeguati alle pressanti condizioni richieste: riuscivano così a ridurre il costo della manodopera e a massimizzare i guadagni.

Un quadro "schiavista" raccolto dalla Finanza che comprendeva anche la prassi di assumere il lavoratore per due giorni di prova senza compenso con la libertà di non confermarlo e approfittare così della manodopera gratuita.

Al termine delle indagini sono state denunciate per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera sette persone, tra i quali oltre ai due amministratori anche due sorveglianti, due impiegati amministrativi e il consulente dell’azienda che predisponeva le buste paga.

La procura della Repubblica ha disposto il sequestro di tutti i beni della società: 53 immobili tra terreni e fabbricati, 25 veicoli e tre conti correnti e la nomina di un amministratore giudiziario per continuare l’attività dell’azienda nel rispetto delle leggi vigenti. Durante l’esecuzione del provvedimento inoltre i finanzieri anche grazie al supporto del personale dei Vigili del Fuoco e dell’Ats di Milano hanno potuto verificare le precarie condizioni di sicurezza e di igiene in cui i braccianti erano costretti a lavorare.

Milano 24 08 2020 La Repubblica

Data ultima modifica: 7 settembre 2020