LETTERA DI FINE ANNO

Gentile prof. Patrizio Bianchi,

oggetto: lettera di fine anno

Gentile Ministro,

siamo quel gruppo di genitori, insegnanti, personale ATA, studenti, ma anche cittadine e cittadini consapevoli del valore dell’istruzione pubblica e laica per il buon funzionamento di una società, che si è riunito da più di un anno nel movimento nazionale Priorità alla Scuola.

Abbiamo deciso interpellarLa di nuovo, nella sua qualità di ministro, a conclusione di un anno scolastico se possibile ancora più travagliato del precedente per chiedere ancora una volta che sia data “priorità alla scuola” e che il suo Ministero si proponga come garanzia del rispetto del diritto costituzionale all’istruzione.

Due anni scolastici sotto il segno dell’emergenza sanitaria hanno reso più evidente alle cittadine e ai cittadini quali sono le fragilità della scuola italiana, istituzione che dovrebbe essere cardine della vita pubblica e dell’ordinamento repubblicano, e che invece è tenuta in assai modesta considerazione. Sapendo bene a che punto sono stati travagliati gli ultimi sedici mesi, guardiamo preoccupati ai prossimi tre.

Ci rivolgiamo a Lei, anzitutto, perché il Suo Ministero non centri più solo la sua azione sull’emergenza pandemica, bensì affronti le reali carenze della scuola pubblica italiana.

Risolvere la carenza di spazi e di organico, nonché ripristinare le infermerie scolastiche, significa rispondere alle esigenze di miglioramento della scuola avvertite da tutta la comunità educante e al contempo rispondere alle lezioni impartite dall’emergenza pandemica.

Più spazi e più organico sono i requisiti imprescindibili per rendere i protocolli sanitari, di cui dovremo tenere conto ancora il settembre prossimo, compatibili con una attività scolastica che deve tornare a essere regolare. I nuovi protocolli dovranno coincidere con le reali condizioni pandemiche, ed essere facilmente adattabili alle variazioni (auspicabilmente in senso di una maggiore apertura).

Ora, nel momento in cui l’anno scolastico si sta chiudendo in tutta Italia, registriamo che mentre sta decadendo l’organico aggiuntivo per il 2020/21, il cosiddetto “organico COVID”, restano pienamente in vigore i protocolli di sicurezza varati a settembre 2020, anzi, si aggiungono quelli per l’imminente esame di maturità.

Intendiamo far notare che quanto previsto non rispecchia affatto le nuove regole per il contenimento del covid nel resto della società; i protocolli scolastici sono rimasti gli stessi dell’anno passato, appesantiti da ulteriore da didattica a distanza – laddove le scuole superiori non sono mai tornate alla presenza al 100% – e quarantene preventive chiamate “bolle”, valide unicamente in ambito scolastico.

Di nuovo registriamo un uso distorto e strumentale del principio di massima precauzione, applicato unicamente all’interno delle mura scolastiche. È come se la scuola rappresentasse una entità extraterritoriale, che resta sempre in piena pandemia, sempre in zona rossa, quando in tutto il territorio nazionale le norme che sovraintendono tutte le attività economiche e sociali si sono adattate – con le giuste precauzioni – all’andamento epidemiologico del virus.

Il Ministero provveda dunque alle carenze strutturali della scuola, e vigili nel frattempo sulla revisione dei protocolli da parte del CTS, in modo che rispecchino il reale andamento del virus, come avviene in tutte le altre attività e nel resto della società, e in modo che sia chiaro l’obiettivo di salvaguardare, insieme alla prevenzione, anche la didattica in presenza.

Chiediamo inoltre che, nella valutazione delle future misure di sicurezza, si considerino il livello di immunità raggiunto grazie al piano vaccinale e le evidenze scientifiche sulla ridotta diffusione del virus tra i bambini più piccoli. Perciò chiediamo anche di far rivedere la normativa sulle quarantene nelle scuole – che ha determinato prolungate chiusure di fatto e contribuito, laddove sono state dispensate con eccesso di zelo, sia all’elusione delle regole sanitarie e dell’obbligo scolastico, sia alla dispersione scolastica.

Le continue chiusure a cui abbiamo assistito durante l’ultimo anno scolastico non sono state dovute, come ormai noto, dalla maggiore diffusione nelle scuole del virus. Il fatto è che la scuola è stata lasciata in balia dalle sue stesse fragilità: carenza di personale docente e ATA, eccessivo numero di studenti per classe, mancanza e inadeguatezza degli spazi, tardiva nomina dei docenti sulle cattedre.

Per queste carenze strutturali della scuola non c’è un vaccino: sono necessari investimenti – in questo momento che le risorse sono disponibili – e una volontà politica che finora è mancata, trincerandosi dietro dichiarazioni formali e retoriche, ben di rado seguite da riscontri nei fatti. Poste queste premesse, concludiamo articolando le nostre richieste: quanto la comunità educante ritiene necessario perché la scuola pubblica italiana cominci a uscire dalla crisi profonda in cui versa.

1) Il diritto all’istruzione deve tornare a essere garantito pienamente e in presenza al 100%.

Ciò significa che tutte le scuole di ogni ordine e grado devono tornare ad avere il 100% dell’orario curricolare in presenza e in continuità, in tutto il territorio nazionale, senza distinzione tra Regioni. Per due anni il Governo ha voluto evitare un conflitto con le Regioni, che invece sarebbe stato doveroso; il risultato è stato l’ulteriore aumento delle già drammatiche disparità territoriali: le chiusure abusive in cui a turno varie Regioni si sono distinte, lo scempio della scuola «à la carte» pugliese non devono ripetersi più.

Il 100% dell’orario curricolare in presenza significa anche escludere che la didattica a distanza diventi una componente strutturale dell’orario scolastico, sulla base del presupposto – ormai ampiamente smentito – che possa sostituirsi alla didattica in presenza. Va sempre ricordato che la relazione, le parole, i gesti e tutto ciò che passa nella comunicazione non verbale non solo sono indispensabili ma sono i primissimi strumenti degli insegnanti.

Si affronti inoltre la questione sulla base dei dati di dominio pubblico: che la dispersione scolastica e il livello di povertà educativa registra il sistema scolastico italiano – già elevatissimi prima della pandemia – sono stati aggravati dalla prolungata chiusura delle scuole e dal massiccio ricorso al palliativo della didattica a distanza. Ciò riduce a mera retorica l’enfasi sulla digitalizzazione della scuola, con cui sembra esordire il recente “Patto per la scuola” siglato da Ministero e Organizzazioni Sindacali quando dice di volere “valorizzare come opportunità di profonda innovazione l’esperienza vissuta durante il periodo pandemico”.

Inoltre, si tengano nella dovuta considerazione i dati che attestano il profondo malessere psicologico di una generazione che, da due anni a questa parte, ha subito le più rigide forme di lockdown ed è stata ingiustamente additata come veicolo maggiore dell’epidemia. Ciò impone al Suo Ministero di riportare tutti in classe a settembre 2021 in presenza e in continuità, di togliere a scuola e studenti-esse lo stigma della pericolosità sociale.

2) L’immissione in ruolo dei precari – a partire da quelli che hanno superato i 3 anni di servizio nelle scuole pubbliche ma che al momento vengono esclusi dalle procedure di stabilizzazione (art. 59 del decreto n. 73) – e il corretto funzionamento delle procedure di nomina.

Per avviare il nuovo anno scolastico sono necessarie nomine tempestive degli e delle insegnanti. Tutte le cattedre e gli incarichi devono essere effettivamente assegnati prima dell’inizio dell’anno scolastico, affinché questo possa effettivamente cominciare in modo dignitoso per studenti, genitori e docenti. Il fallimento delle procedure di nomina, l’estate scorsa, ha fatto sì che in molte scuole, in molte parti d’Italia, l’orario completo sia entrato in vigore a dicembre.

3) Aumento dei docenti e degli spazi, con conseguente netta diminuzione del numero di studenti per classe sin dall’anno scolastico 2021/22.

Chiediamo il Suo impegno immediato e concreto a evitare tagli o accorpamenti di classe, quello a cui invece stanno procedendo gli Uffici scolastici provinciali in tutto il territorio italiano. Il Ministero metta a disposizione una maggiore quantità di personale: non è concepibile, da parte di tutta la comunità educante, l’idea di ritrovare classi numerose quanto lo erano prima della pandemia; non è accettabile che l’unica logica continui a essere quella del contenimento della spesa pubblica nel settore della scuola pubblica. Nessun calo demografico può essere usato come giustificazione, perché è dal 2009 che l’aumento degli alunni per classe è stato continuo e insostenibile. Si torni a piccoli numeri, a una scuola che non deve avere un bilancio in attivo ma assolvere al suo compito, quello di formare e istruire. L’accoglienza e la crescita, ovvero quell’“affetto” che Lei ministro ha più volte invocato, passano per rapporti faccia a faccia in piccoli gruppi.

4) Aumento del tempo scuola uniforme in tutto il territorio italiano. Le scuole aperte più a lungo, non come parcheggi (è questa l’idea che il governo ha fatto passare nel momento in cui ha tenuto aperte solo le scuole dei più piccoli), ma come produzione e offerta di risorse.

Il tempo pieno alla scuola primaria deve essere garantito in tutta Italia: per rimediare a quanto perso sinora; per favorire una crescita generale e una migliore integrazione sociale; per intervenire su un’altra delle più gravi arretratezze del Paese, ovvero il basso tasso di occupazione femminile.

Ci aspettiamo che le dichiarazioni sul potenziamento dei servizi pubblici educativi per la prima infanzia (nidi e scuole dell’infanzia) si concretizzino. Quello che registriamo al momento è che la scuola dell’infanzia è una delle più colpite dai tagli di sezioni, in nome di un calo demografico i cui esiti a scuola, tuttavia, sono classi più numerose degli anni precedenti.

5) Maggiore stanziamento di risorse dalla legge di bilancio dello Stato da destinarsi alla scuola. Con i fondi in arrivo dal Recovery Fund potranno essere affrontate le carenze strutturali dell’edilizia scolastica ma non le criticità strutturali che ancora affliggono la scuola pubblica. Che a questo provvedano le leggi di bilancio: dal maggio 2020 il movimento Priorità alla Scuola richiede che la spesa pubblica ordinaria per la scuola sia incrementata di un punto percentuale di PIL (portando finalmente questa voce di spesa almeno alla media europea).

La scuola sia dotata delle risorse pubbliche per assolvere la sua funzione, lo Stato si faccia carico della scuola pubblica e del suo miglioramento, del benessere psicofisico ed economico di chi ci lavora e di chi la frequenta. Anche alla luce di questa considerazione accogliamo con grande diffidenza la retorica sui “patti di comunità” e sui “patti territoriali”, di nuovo sbandierata nel recente “Piano scuola”. Sappiamo che queste formule fin troppo spesso preludono all’ingresso di interessi privati nel settore pubblico, naturalmente nel momento in cui il settore pubblico si presenta con risorse da spendere. È una prospettiva che apre un altro risvolto inquietante: l’aumento, invece della diminuzione, delle differenze nel godimento di un diritto, quello all’Istruzione, che invece la Costituzione vuole esteso in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.

6) Che la concertazione tra Ministeri e livelli istituzionali sia tempestiva. Le chiediamo infine di iniziare tempestivamente la concertazione con altri Ministeri, soprattutto con quello dei Trasporti, e che tale concertazione sia lineare e trasparente e produca risultati validi a tutti i livelli istituzionali. In questi due anni abbiamo avuto conferma che il sistema scolastico è un perno della società e che quindi i suoi problemi si ripercuotono su molti altri settori.

Abbiamo imparato anche che tale complessità è stata giocata contro gli interessi della scuola pubblica, della comunità educante e della cittadinanza, fornendo alibi alle istituzioni: non sarà più ammissibile che le carenze di un settore siano addebitate a un altro, non sarà più ammissibile assistere quel rimpallo delle responsabilità tra Ministeri, o tra governo e regioni, che ha segnato l’anno scolastico che si chiude oggi.

Infine, con questa lettera, Priorità alla Scuola intende ribadire a Lei e al Suo Ministero che la scuola è pubblica, laica e solidale, e che la formazione dei cittadini è l’unica fonte di progresso e di sviluppo della società. Priorità alla scuola, che rappresenta tutte le componenti della comunità educante, la mette di fronte alla Sue responsabilità chiedendoLe di dare risposta alle nostre richieste. La società italiana non può permettersi un terzo anno di scuola irregolare, come sono stati i due precedenti. Se necessario il movimento sarà pronto, ancora una volta, a scendere in tutte le piazze di Italia per ottenere finalmente che si risolvano le carenze strutturali della scuola che non si possono vaccinare. Come si sa, invece, una scuola che funziona è un vaccino contro l’ignoranza, le derive antidemocratiche e anche contro le epidemie.

#prioritàallascuola

Data ultima modifica: 18 giugno 2021